Mi sembra che, in Italia, si oscilli sempre tra due poli. Da una parte, la fiducia nello 'stellone', icona che brilla nei nostri cieli (e a cui si ispirano tanti discorsi vanamente e stupefacentemente ottimisti che si ascoltano oggi); dall'altra, il destino cinico e baro cui imputare difficoltà, incapacità, problemi, disastri. Difficilmente si analizza la situazione e ci si assumono le responsabilità del caso. Ora, vediamo un po': tutti i Paesi del mondo cosiddetto sviluppato, e a caduta gli altri, hanno dovuto fronteggiare la crisi, gli effetti della globalizzazione, i nuovi modi di produzione eccetera. Eppure, altri stanno reagendo molto più e molto meglio di noi. Perché il sistema politico è bloccato? Perché mancano le riforme istituzionali? Ma va. Prendiamo la Spagna: ha attraversato una crisi terribile, è senza governo, eppure va, va bene. Per non parlare del Belgio: un anno e mezzo senza governo e senza ripercussioni a livello economico. E poi: ma di che parliamo? Riforme? Non sono bastate la riforma delle pensioni, il pareggio di bilancio in Costituzione, l'abolizione dell'art. 18, lo smembramento dello Statuto dei lavoratori, il precariato dilagato a macchia d'olio ... cosa manca, ancora? Ah già, la riforma costituzionale. Cioè, mi si viene a dire che il Paese ripartirà se aboliremo le Province, il Cnel e se non voteremo più per eleggere i senatori, che saranno ulteriormente nominati provenienti da tutt'altra esperienza politico amministrativa, sempre tra di loro, comunque, sempre quel 'cerchio magico'? Ma fatemi il piacere. Signori, siamo seri. O, almeno, proviamoci.
