Visualizzazione post con etichetta Carlo Azeglio Ciampi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Carlo Azeglio Ciampi. Mostra tutti i post

venerdì, novembre 11, 2011

Finisce la fascinazione cessa l’incantamento. Ora via nani, ballerine e ruffiani

È davvero finita un’epoca? L’annuncio delle dimissioni di Silvio Berlusconi, dopo che sarà approvata l’ulteriore manovra correttiva che ci chiede l’Europa, apre scenari di grande incertezza, almeno per quanto riguarda l’economia, ma una cosa è certa: così non si può andare avanti. La misura delle cose l’hanno data i mercati un paio di giorni fa: spread con i bund tedeschi diminuito e borsa in rialzo appena sono circolate le prime voci su una rinuncia del premier. Tonfo a piazza Affari e lo spread che vola, alla smentita. È così. Il “cerchio magico” in cui il Cavaliere è sembrato muoversi per anni pare volatilizzato. Certo che non è finito, è un uomo di grande potere, grandi risorse economiche e anche grande intuito politico, lo ha dimostrato in molte occasioni: ma è finita la fascinazione, è cessato l’incantamento in cui si è mosso per tanto tempo. Sono stati grandi picconatori, strano a dirsi, proprio quei mercati e quei movimenti finanziari che sono stati il suo mondo per anni. La finanza creativa era sì figlia di Tremonti, ma padre putativo ne era proprio Berlusconi. Ci si è messa la crisi mondiale, d’accordo, ma la solidità italiana, la ricchezza italiana – che sono un dato vero, nonostante la situazione pesantissima delle aziende, degli enti pubblici, dei privati cittadini – potevano reagire meglio. Crisi di credibilità ineluttabile, incontrollabile, si è detto. Ci sono stati altri momenti di forte crisi, anche politica ed istituzionale, pensiamo ai primi anni Novanta, ma i nostri politici (i Ciampi, gli Amato, i Barucci) andavano in Europa e nessuno sogghignava, nessuno si dava di gomito. Pensate: siamo arrivati ben al di sopra della quota 500 dello spread con i bund tedeschi, quando, agli inizi di settembre, si paventava la quota 400 come soglia del non ritorno, e nel 2008 correvano commenti allarmatissimi perché, a fine anno, tale quota era pari a 92. Attenzione: lo spread non è un numero, significa perdita di posti di lavoro, aziende che chiudono, banche in sofferenza, aumento delle tasse… È stata colpa solo di Berlusconi? Certamente no. Ma quando si comanda, ci si assumono onori ed oneri del comando, lo sappiamo. Un intero Paese, un intero sistema ha balbettato, stretto tra chi era ingessato in tanti impasse politici e gestionali di varia natura, e chi, purtroppo, ha cercato in tutti i modi di approfittare della situazione, forte del detto che nel torbido si pesca meglio. Ma l’Italia è capace dello scatto di orgoglio che invocano in tanti. Lo promuoverà Mario Monti, probabile prossimo premier, magari coadiuvato da Giuliano Amato? Monti è assai stimato, uomo colto, bocconiano, europeista doc, due volte commissario europeo, fautore del libero mercato, delle liberalizzazioni e del rigore dei conti pubblici. L’Europa è il suo orizzonte, senza “se” e senza “ma”. Lo ha pure dichiarato, "Di poteri forti non ne conosco. Tranne uno, l'Europa". Certo che dovremo avere tempo e modo di discutere, passata finalmente la nottata, del nuovo rapporto tra sovranità nazionale e scelte dettate dai mercati e dalla politica sopranazionale. Per adesso, speriamo di guadagnare nuovamente fiducia. Una fiducia che si incunei non solo nello spread, ma nelle coscienza di tanti onesti lavoratori che accetterebbero pure di stringere ancora la cinghia, di fare ancora sacrifici, ma, appunto, perché la nottata finalmente passi e si intraveda la luce dell’alba. Una cosa però la pretendiamo, pulizia: via nani, ballerine e ruffiani.

Daniele Tamburini

sabato, novembre 05, 2011

Chi può faccia; chi sa di non potere…

Si può. Si può ancora. L’Italia ha le risorse, l’inventiva, le capacità, la ricchezza. Si può fare, come diceva il protagonista di un vecchio film. Ma ci vogliono coraggio e intelligenza da parte di chi può decidere. Si temono le misure impopolari? Ma cosa c’è di più impopolare della crescita zero, della fuga dei cervelli, del tasso di disoccupazione giovanile ormai al 30%, dell’inflazione in ripresa, sospinta dall’aumento dell’IVA? Eppure il Paese va avanti. Ce ne ricorderemo, di questi anni. Compreso il fatto che il Paese vivo, solido, arrabbiato ma attivo, non ha tirato i remi in barca e va avanti. Nelle industrie in crisi, dove le maestranze lottano per il loro posto di lavoro e per la loro dignità, e gli imprenditori si fanno in quattro, tra stretta creditizia e crisi del mercato, per tirare avanti. Nella scuola e nelle amministrazioni pubbliche, dove anni di disattenzione e di scarsa lungimiranza, fatta anche di sprechi e di risorse male impiegate, e l’attuale contrazione stanno portando al default, per usare un termine di moda, eppure chi ci lavora resiste tenace. Nel mondo della cultura e dello spettacolo, tra i negozianti che cercano di reinventare tutti i giorni un’offerta che possa stare sul mercato. Occorre un colpo d’ala, ha detto il presidente emerito Ciampi, come nelle grandi crisi degli ultimi anni, come quando agganciammo l’Europa e l’euro. Adesso, tutti temono il referendum greco, che forse – o forse no – è stato cancellato. Io invece penso che sarebbe un gesto di democrazia. Penso che se un Governo sa spiegare al proprio popolo perché si fanno i sacrifici, i modi con cui si cerca di ripartirli equamente e quale obiettivo condiviso si vuole raggiungere, quel popolo risponda positivamente. Ma appunto: si deve operare con un disegno lungimirante e non con spot. Invece, "l'impressione è che nessuno abbia le idee chiare, cioè abbia soluzioni: si naviga a vista con grande incertezza". Lo ha detto il Sir, l'agenzia dei vescovi. Occorre dare il senso dell’equità, e non insistere sui soliti noti. Lo dice molto bene il professor Vaciago, parlando della necessità di un’imposta patrimoniale, nell’intervista qui accanto: “Con la patrimoniale si va a tassare il passato, ossia chi ha già fatto soldi tempo fa,
invece di tassare il futuro, ossia chi vuole mettersi in gioco per crescere”. Dalla crisi non si esce se non con idee nuove e forti. Dice ancora Ciampi: “È un tempo difficile, è un tempo per riforme ai limiti della temerarietà. Chi può lo faccia, chi sa di non potere, ne tragga le conseguenze”. Di coraggio e amore per il bene comune ci hanno dato esempio, tra gli altri, i volontari che si sono prodigati in Lunigiana e in Liguria. Quei ragazzi che si passavano le carte di archivio ed i libri alluvionati, per salvare memoria e cultura, oltre che persone e cose, sono davvero la nostra speranza.

Daniele Tamburini

venerdì, marzo 11, 2011

150°: la Patria, l’educazione, la libertà

" Senza educazione voi non potete scegliere giustamente fra il bene e il male; non potete acquistare coscienza dei vostri diritti, non potete ottenere quella partecipazione nella vita politica senza della quale non riuscirete ad emanciparvi: non potete definire a voi stessi la vostra missione. L’Educazione è il pane delle anime vostre”. Lo scrisse Giuseppe Mazzini. Un ragionamento in controtendenza con quello che sta avvenendo oggi? Lo temiamo. I giovani italiani sembra che non credano più all’università pubblica. Secondo i dati del Consiglio universitario nazionale, il numero degli immatricolati è sceso del 5%. Una tendenza pericolosa, che rischia di generare una massa di giovani non in grado di competere con i ragazzi degli altri Paesi europei. E, in tempi di globalizzazione, questo è molto grave. Non bisognerebbe mai dimenticare l’importanza primaria che la Repubblica italiana e le sue istituzioni attribuiscono alla cultura e alla ricerca scientifica. Entrambe, infatti, sono valori collettivi che la nostra Costituzione repubblicana riconosce, impegnandosi a promuoverne lo sviluppo e ad assicurarne la tutela. Altri dati di Alma-Laurea dicono che l’università è sempre un buon investimento: rispetto a chi è diplomato, il tasso di occupazione sale dal 66 al 77%, mentre lo stipendio aumenta del 55%. Quindi, si tratta di una crisi di sfiducia. Bisogna intervenire su questo piano, inoculando nella percezione pubblica robuste dosi di fiducia. Come quella che si ricava dalle parole del presidente Napolitano: la ricerca scientifica è una priorità, sulla quale le istituzioni devono investire con coraggio. Come quella che esprime il presidente emerito Ciampi: “Sono stato molte ore sui libri […] Ma ne è valsa la pena. Lo rifarei. Rifarei tutto. Credo molto nello studio e nella possibilità che lo studio dà a ognuno di seguire una sua strada, di emanciparsi. L’idea di Patria passa anche da qui, dall’identità delle culture che, per essere conosciute, vanno studiate. Lo studio è impegno serio, ma anche esercizio di libertà, conquista, perché allarga le nostre conoscenze e consente di affermare la nostra persona”.
Viva l’Italia. Compie gli anni, si merita gli auguri.

Daniele Tamburini