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sabato, giugno 28, 2014

Inceneritore, il pericolo dell’accumulo di sostanze tossiche

L'inceneritore di Cremona emette ogni giorno 1,5 milioni di metri cubi di sostanze tra le più varie. Lo spiega Federico Balestreri, medico di Isde - Medici per l'ambiente di Cremona. L'associazione da tempo manifesta la propria contrarietà all'impianto, che, secondo Balestreri, "è durato già venti anni più del dovuto. Del resto la nostra posizione coincide con quanto previsto dalla normativa della Comunità europea, secondo cui entro il 2020 si devono abbandonare inceneritori e discariche nella gestione dei rifiuti». La decisione di ripristinare la linea 1, o peggio ancora, di fare un revamping «è innanzitutto una scelta che va contro la tutela della salute, ma è anche contraria alle decisioni della Comunità europea - evidenzia Balestreri -. Allo stesso tempo rappresenta un vero e proprio suicidio economico, nonché la dimostrazione di un'assoluta cecità di obiettivi. Invece di andare avanti, si torna indietro. Ma l'inceneritore rappresenta prima e soprattutto un problema di salute: «Esso emette sostanze riconosciute cancerogene: diossine e metalli pesanti, che persistono nell'ambiente per anni - spiega il medico. Quindi, anche se i quantitativi emessi in atmosfera sono a norma di legge, facendo un bilancio di massa abbiamo un bioaccumulo. Ad esempio a Brescia - dove c'è un inceneritore molto grande - si è fatta un'indagine sulla qualità dell'aria, ed è risultato un quantitativo di diossine superiore di quello di Taranto, dove c’è sita l'Ilva. Sostanze provenienti sicuramente dall'inceneritore, in quanto l'indagine è stata fatta in agosto, quando le altre industrie sono chiuse». Gli effetti complessivi che i venti anni di inceneritore avranno sulla salute dei cittadini si sapranno con certezza tra un'altra ventina d'anni, come evidenzia Balestreri. «Inoltre, anche una volta spento, le diossine hanno bisogno di un tempo di dimezzamento pari a sette anni per l'ambiente e dodici per l'organismo umano». Secondo Isde, la strada da intraprendere è un'altra. «Lo smaltimento dei rifiuti esige, innanzi tutto, una seria politica delle “R”, come Razionalizzazione, Riduzione della produzione, Raccolta differenziata, Riciclaggio, Riuso, Riparazione, Recupero» evidenzia l'associazione. «Solo dopo aver attuato tutti i punti precedenti, si potrà eventualmente valutare correttamente la migliore tecnica impiantistica per lo smaltimento della frazione residua scelta tra i sistemi che garantiscono meglio salute umana ed ambiente. Solo con questa politica, oltre a ridurre i costi economici, si possono ottenere impatti ambientali e sanitari inferiori a quelli prodotti dagli inceneritori e dalle discariche». L'incenerimento dei rifiuti è, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell'ambiente e della salute, sempre secondo i medici per l'ambiente. «E’ inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali) e l'immissione sistematica e continua nell’atmosfera (di milioni di m3) di fumi, polveri grossolane (pm10) e fini (pm2,5 , ovvero con diametri inferiori a 2.5 micron) costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.) estremamente pericolose, perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi» evidenzia ancora l'associazione. «La combustione trasforma infatti anche i rifiuti relativamente innocui, quali imballaggi e scarti di cibo, in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi per la neutralizzazione e lo stoccaggio». Gli effetti più devastanti di questi inquinanti colpiscono le persone più fragili: malati, bambini, donne in gravidanza, anziani. «Il rischio non è solo riferibile ad una maggiore incidenza di tumori, ma anche ad altre problematiche quali: incremento dei ricoveri e della mortalità per cause respiratorie e cardiocircolatorie, alterazioni endocrine, immunitarie e neurologiche» evidenzia Isde. «Si ribadisce che in problematiche così importanti e complesse devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al principio di “precauzione”, alla tutela e salvaguardia dell'ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future generazioni è ad esso indissolubilmente legata, come le drammatiche esperienze su amianto, benzene, piombo e polveri fini dovrebbero averci insegnato».

domenica, giugno 22, 2014

«Chi investe in incenerimento incorre in grave rischio finanziario»

Intervista a Enzo Favoino, ricercatore della Scuola Agraria del Parco
di Monza e presidente del Comitato scientifico Zero Waste Europe»

«Seguendo le indicazioni europee, verranno meno i rifiuti da incenerire.
In pochi anni in Lombardia la produzione complessiva verrà dimezzata»

Continuare a puntare sull'incenerimento dei rifiuti è antieconomico. Lo afferma, in maniera decisa, il professor Enzo Favoino, ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza e presidente del Comitato scientifico di Zero Waste Europe. «Guardando alle strategie della Lombardia e dell'Europa, appare chiaro che la direzione verso cui procedere è tutt'altra - spiega il ricercatore -. Prendiamo la Lombardia: già da diversi anni ci si è resi conto della grande capacità di incenerimento della regione, pari a 2,5 milioni di tonnellate. Nel frattempo, però, nel Piano regionale rifiuti si sono introdotti degli obiettivi, che prevedono di arrivare al 67% di raccolta differenziata e al -9% di produzione di rifiuti per abitante. Questo significa che di qui a pochi anni la produzione complessiva di rifiuti sarà di 1,2 milioni di tonnellate. Questo ha portato a una riflessione sull'opportunità di dismettere gli impianti di incenerimento». E l'Europa? «Nell'ambito della revisione delle politiche dei rifiuti, in corso in questi mesi, sono trapelate le prime proposte della commissione europea, che propone un pacchetto sull'economia circolare. Ci si è accorti che siccome ci sono milioni di persone nel mondo che stanno acquisendo livelli di sviluppo pari al nostro, stiamo andando verso una crisi da scarsità delle risorse. Per garantire la nostra autosufficienza l'Europa ha stabilito che è necessario riciclare e riutilizzare il più possibile, abbandonando l'obsolescenza programmata degli elettrodomestici. Bisogna costruire beni più durevoli. Veniamo quindi alla proposta europea per i prossimi 10-15 anni: innanzitutto il riciclaggio del 70% dei rifiuti, al netto degli scarti dei processi di riciclaggio; questo significa almeno un 75-80% della differenziata. In secondo luogo si deve fare il 30% di riduzione dello spreco di scarto alimentare. Infine l'obbligo di raccogliere l'organico differenziato in tutta l'Europa. Su quest'ultimo punto, peraltro, buona parte della Lombardia si è già attrezzata con successo, mentre a Cremona c'è un ritardo in questo senso: la differenziata dell'organico si fa infatti solo in alcuni quartieri della città. A questo punto le prudenze che finora ci sono state a Cremona non hanno più senso». A fronte di questo, che senso ha portare avanti l'attività dell'inceneritore a Cremona? «Oggi chi investe in incenerimento incorre in grave rischio finanziario: questo vale per Lgh ma anche per gli enti locali che ne sono soci. All'estero chi possiede inceneritori sta cercando di vendere, con scarso successo: è il caso del colosso tedesco Eon, che non riesce a vendere il suo comparto ambiente perché ha ben 17 inceneritori, che ormai sono inutili. Questo perché investire su simili impianti risulta antieconomico. Chi ha vissuto l'era dell'incenerimento, in Italia (Lombardia ed Emilia Romagna), deve capire che bisogna abbandonarlo». Però c'è una moratoria sui nuovi inceneritori che prevede che le Regioni con sovracapacità di incenerimento possono gestire i rifiuti che non hanno tali capacità... «Vero, ma vi sono delle questioni da tener presenti. Innanzitutto se qualcuno vuole ricevere i rifiuti da altre Regioni deve dichiararlo esplicitamente. Inoltre bisogna ricordare che anche le altre Regioni dovranno seguire le indicazioni europee, riducendo la produzione di rifiuti e incrementando il riciclo. Anche i rifiuti speciali verranno meno, in quanto sono frazioni della separazione meccanica dei rifiuti urbani. Allo stesso modo verrà meno il rifiuto industriale inceneribile, in quanto è recuperabile con il riciclaggio. Questo significa che l'inceneritore è destinato a diventare una scommessa a perdere».

«Sono aziende pubbliche ma si comportano come se fossero private»

La scelta di ammodernare gli impianti in autonomia di Lgh e Aem
Benito Fiori: «La Lombardia ha definito il nostro impianto tra i peggiori»

Ancora polemiche sul tema dell'inceneritore, dopo le parole dure di Francesco Bordi, pubblicate nelle pagine de Il Piccolo sullo scorso numero, con cui l'ex assessore all'ambiente attaccava Lgh e Aem per la decisione di far partire i lavori di ammodernamento della prima linea, nonostante e contrariamente alla decisione - presa dal Comune - di andare verso la dismissione. Così, Bordi ha suscitato la reazione dei vertici delle due società, com’è noto partecipate dal Comune, le quali hanno ricordato una lettera, inviata a suo tempo all’amministrazione, in cui si rileva che "si sia omesso di procedere a un'analisi dei termovalorizzatori installati sul territorio della Regione e delle loro caratteristiche e prestazioni, decidendo invece di considerare, prescindendo da qualsiasi approfondimento e fra l'altro senza che sia stata fornita alcuna motivazione, il solo impianto di Cremona. Pertanto non possiamo esimerci dall'obbligo di valutare ogni azione necessaria a salvaguardia degli interessi delle scriventi società". Ma Bordi non ci sta, anzi: «Innanzitutto non è affatto vero che Cremona è stata l'unica ad essere presa in considerazione: il nostro è solo un esperienza pilota, che verrà poi seguita anche da altri impianti. L'assessore regionale Terzi ha dichiarato che diversi altri Comuni hanno le stesse nostre problematiche e hanno già chiesto di poter avviare percorsi simili al nostro». Bordi contesta anche le tempistiche: «Nella lettera Aem ed Lgh dicono "faremo", ma avrebbero dovuto iniziare a gennaio, invece stiamo ancora aspettando». Inoltre il progetto di rimodernamento della Linea uno, del costo di 5 milioni di euro, sembra non essere mai passato tra le mani degli amministratori. O comunque, non sulla scrivania dell'assessore all'ambiente: «Non ho mai visto il progetto, né sono mai stato consultato per sapere se fosse opportuno portarlo avanti - spiega ancora Bordi. La società ha deciso in piena autonomia». Secondo l'ex assessore il problema sarebbe proprio questo: «Sono aziende pubbliche, ma agiscono come se fossero private. Parlano di voler tutelare i propri interessi, ma il loro scopo dovrebbe essere quello di portare avanti gli interessi della città, non i propri. E i cittadini hanno ampiamente fatto sapere il proprio desiderio di spegnere un impianto, come l'inceneritore, che inquina e che è ormai obsoleto. Almeno, se ci confrontassimo con un privato potremmo scegliere di cambiare operatore». Nelle intenzioni delle due partecipate, inizialmente, l'idea era di realizzare due nuove linee, con la dismissione di quelle vecchie: un progetto che sarebbe costato decine di milioni di euro. «Ma anche la stessa opera di rifacimento della prima linea ha un costo notevole: con quei soldi si sarebbe potuto risolvere il problema dello spegnimento, passando al trattamento biologico e incrementando la raccolta differenziata. Ma l'azienda ha scelto un'altra strada». Soprattutto a fronte del fatto che con le nuove normative questi impianti non hanno più solo valenza regionale, ma sono diventati nazionali: «Questo consente di ricevere i rifiuti da incenerire anche da altre zone del Paese - spiega Bordi -. Questo giustificherebbe l'investimento per il rinnovo della Linea 1, ma andrebbe in controtendenza con quanto stabilito a livello istituzionale». Il dibattito suscita anche l'attenzione delle associazioni ambientaliste cremonesi, che già da tempo sostengono la necessità di dismettere l'impianto cremonese di incenerimento. «La stessa Regione Lombardia ha definito il nostro inceneritore tra i peggiori, ossia tra quelli a più basso rendimento e a più alto inquinamento - evidenzia Benito Fiori di Ambientescienze, che ribadisce l’ulteriore problema posto dalla nuova legge nazionale che permette di incenerire i rifiuti provenienti da tutta Italia. Da parte di Lgh c'è un disegno preciso: ammortizzare la spesa effettuata bruciando i rifiuti che vengono da realtà come Napoli, dove sono in difficoltà per lo smaltimento. Ma una decisione simile va in controtendenza con le indicazioni dell'Unione Europea, secondo cui l'incenerimento va abbandonato entro il 2020». Fiori critica anche il protocollo d’intesa tra Regione Lombardia, Provincia e Comune di Cremona firmato nei mesi scorsi, proprio al fine di studiare la dismissione dell'impianto cremonese. «Si tratta di una “scatola vuota” che rinvia una scelta che comunque spetta e spetterà agli enti locali cremonesi - dice Fiori. Programmare lo spegnimento dipende dalla volontà politica, soprattutto del Comune di Cremona».