Visualizzazione post con etichetta Luciano Pizzetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luciano Pizzetti. Mostra tutti i post

venerdì, febbraio 10, 2012

Servono persone adeguate, o meglio, capaci

Presi – giustamente - dall’emergenza Paese e dalle misure economiche di contenimento e di risanamento, abbiamo forse prestato poca attenzione alla sostanza del cambiamento profondamente politico in atto, che seppure con tante contraddizioni, sembra produrre risultati. Un governo tecnico, però, non è eletto dai cittadini: inutile girare intorno al problema. Significa che il voto non aveva saputo esprimere forze, alleanze, coalizioni capaci di tirarci fuori da una situazione pericolosissima e tutt’altro che risolta. Significa che l’offerta politica presente al momento del voto non era complessivamente all’altezza della domanda del Paese (siamo molto generosi oggi). E che il problema, il rovello, il disagio sia perfettamente bipartisan lo dimostrano, venendo alle cose di casa nostra, le interviste che pubblichiamo in questo numero, di due esponenti di punta dei rispettivi schieramenti politici: Titta Magnoli, Pd, e Ugo Carminati, Pdl. Colpiscono molto, nelle evidenti e ovvie differenze di opinioni, alcune analisi di fondo. Soprattutto, si stigmatizza l’autoreferenzialità della classe politica del nostro territorio. Non solo politica, dice Magnoli, allargando il tiro. Insomma, la politica – e le amministrazioni - non fanno che guardare il proprio ombelico, mentre il mondo corre a rotta di collo. “Un eccesso di tranquillità e di autocompiacimento”, sostiene Magnoli. Le idee messe in secondo piano, rispetto a schieramenti, carriere e poltrone, dice Carminati, a margine di un congresso provinciale del Pdl con unico candidato e lista bloccata. Che dire? Ci vorrebbe un governo tecnico, anche per il nostro territorio? Ma il giudizio di Magnoli coinvolge tutta la classe dirigente, e si sa, ci vuole tempo per far crescere la capacità politica e amministrativa dalla società civile. E allora? Pochi giorni fa, l’onorevole Pizzetti richiamava all’etica della responsabilità e dell’interesse pubblico. Anch’egli parlava di staticità della situazione, e si augurava, per il proprio partito, il Pd, che i sindaci venissero coinvolti nella direzione politica. Giusto. E allora, la butto lì, gli attuali dirigenti politici, quelli capaci e con esperienza da vendere, non potrebbero fare il sindaco?

Daniele Tamburini

venerdì, luglio 08, 2011

Forse manca una gamba

Il decreto manovra del Governo è stato, alla fine, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Finalmente una certezza, dopo i contrasti, le liti, i pronunciamenti, il toglimetti che hanno contraddistinto gli ultimi giorni(con il clamore destato dalla “norma sul Lodo Mondatori”). Tutti i commenti, anche quelli più favorevoli al Governo, si chiedono dove sia l’altra gamba di un tronco costituito dalla necessità estrema di ripresa che ha il nostro Paese: la prima, l’obiettivo del pareggio di bilancio, va senz’altro bene, ma le politiche per lo sviluppo? È arduo vederle, nella manovra. Abbondano i tagli agli enti locali, e molti amministratori, anche di centro-destra, si chiedono che ne sarà dei servizi sui territori, non solo dei livelli di assistenza sociale – in questo numero, si può leggere quanto sia preoccupato il Terzo settore – ma anche del trasporto pubblico,delle politiche di sostegno alle imprese e degli investimenti. “Ci usano come un bancomat”, dicono i Comuni, e Alemanno incalza: “Con i tagli i Comuni sono ridotti a nulla”. Ma non era, questo, il livello di governo più vicino al cittadino, casomai da valorizzare, anche per dare fiato al federalismo fiscale, che così sembra diventato davvero solo una formula vuota? Nella nostra intervista al deputato della Lega Silvana Comaroli appare chiaro che, per il partito di Bossi, la manovra è più accettata che condivisa. E le imprese? Non si aspettavano la semplificazione normativa e amministrativa, l’adeguamento delle infrastrutture territoriali e tecnologiche, una maggiore efficienza, una spinta all’innovazione? E i cittadini, cosa si aspettano? Che le cose si rimettano in moto, che i giovani possano studiare con soddisfazione, che gli stessi giovani, e non solo, possano trovare un lavoro dignitoso, che tornino a circolare denaro, produzione, investimenti. E che torni a circolare speranza. Forza e coraggio.

Daniele Tamburini

lunedì, luglio 05, 2010

La riqualificazione della zona stadio

Dalla crisi si può uscire con una dinamica di cambiamento, certo non con la staticità. Il progetto CremonaCityHub, presentato venerdi 25 in una affollatissima Sala Mercanti e al quale dedichiamo alcune pagine di commento, all’interno del giornale, riguarda una consistente riqualificazione urbana della zona compresa tra il Foro Boario e gli ex Magazzini Cariplo. Un’area cittadina in passato occupata da attività legate al mercato ed al commercio. Su questo programma sindaco e vicesindaco hanno scelto la strada del coinvolgimento e della partecipazione delle forze economiche e sociali della città, una scelta che, se portata fino in fondo, si rivelerà strategica. Ma la strategia, proprio perché, per sua natura, non deve avere il carattere dell’improvvisazione, non può tralasciare alcuni aspetti. Prima di tutto, la necessità di coniugare sviluppo e regole. Regole di mercato e di impresa, certo, ma anche regole nella salvaguardia del territorio e dell’ambiente e nella trasparenza di scelte e procedure. Lo sviluppo di cui abbiamo estremo bisogno è quello legato al lavoro ed agli investimenti, che rimetta in moto i consumi e che innesti dinamiche virtuose per cui la nostra città, la nostre zone diventino punti di attrazione per investimenti ulteriori: “Volare alto, pensiamo in grande” dice l’architetto Pagliari, concetto ribadito dall’onorevole Pizzetti. L’innovazione di cui abbiamo grande bisogno sta anche nelle idee, negli apporti progettuali che sicuramente circolano, ma che, a volte, stentano nel trovare espressione ed accoglimento. Il progetto CremonaCityHub, se ben gestito, può essere tutto questo. Il sindaco Perri ha detto, davanti ad una platea accaldata e all’inizio, forse, un po’ scettica: “State pur certi, andremo sino in fondo!”. Il presidente della Camera di Commercio Giandomenico Auricchio, entusiasta, non ha nascosto il suo consenso.

Daniele Tamburini

venerdì, aprile 30, 2010

Lo showdown tra Oni e Ini.

Come finirà la crisi che si è aperta nel centrodestra dopo lo scontro Berlusconi-Fini? Vedremo. Certo che questo è un ulteriore segnale della incertezza che domina la vita politica italiana di questi ultimi anni. Chi lo avrebbe detto, neppure due anni fa, con il centrodestra trionfatore alle elezioni politiche, che si potessero paventare elezionianticipate …
Come vorrei poter leggere quello che, tra cent’anni, diranno gli storici sulla figura del capo del governo. Personaggio che oggi a me pare così paternalisticamente ottocentesco e premoderno, nel suo modo di intendere la politica, e invece così capace, da imprenditore, di interpretare ed anticipare, in molti casi, i tempi: l’impero mediatico, l’impatto della comunicazione. Una commistione inedita, tra il cipiglio del padrone delle ferriere, che decide e dispone e mal accetta critiche ed opposizione, e la spregiudicatezza del cittadino Kane in “Quarto potere”, antesignano dell’enorme capacità dei mezzi di informazione di influenzare e formare l’opinione pubblica. Sta qui forse la radice del successo di Berlusconi, nella sua “differenza”, nella sua capacità di impersonare ed esprimere linguaggi e codici diversi che tanto affascinano la maggioranza degli italiani. Una capacità di persuasione che arriverà a convincere il popolo, in una totale confusione tra scienza e economia, che anche il nucleare è cosa buona e giusta. Intanto l’opposizione, a mio parere, invece che discutere se Fini sia “accidente” o sostanza dovrebbe vincere il panico da elezioni anticipate e scegliere in fretta identità, alleanze e magari il candidato. Dovrebbe insomma sapere chi è e cosa vuole. Bossi lo sa, Berlusconi pure e lo sa anche Fini. Il centrosinistra ancora se lo domanda. Chiudo con la domanda, un po’ provocatoria, che l’on. Pizzetti si pone: è anomalo Berlusconi o è anomala l’assenza di un’alternativa, nel nostro Paese?

Daniele Tamburini