venerdì, dicembre 23, 2011

Intervista alla sociologa Chiara Saraceno: «I servizi non sono solo una spesa, ma anche un investimento»

di Daniele Tamburini

La manovra Monti tocca in profondità la vita e le condizioni di molti, ma in particolare delle donne. Un elemento per tutti: l’allungamento dell’età pensionabile. Questo riguarda ovviamente le donne inserite nel mercato regolare del lavoro, mentre a livello generale è rilevante (e lo è soprattutto nel Mezzogiorno) la mancanza di domanda stessa di lavoro, unita alla scarsità dei servizi di cura. E, sempre nel Mezzogiorno, sono concentrate le cosiddette “inattive”, ovvero coloro che non si presentano neppure nel mercato del lavoro. La situazione è molto pesante: ci sarebbe necessità di misure di sostegno, di servizi, di percorsi formativi importanti. Soprattutto, ha scritto Chiara Saraceno, ricadono sulle famiglie italiane tutti i problemi di cui, nella maggior parte dei paesi, si fa carico lo stato sociale: dalla povertà alla dipendenza in età anziana, dalla disoccupazione giovanile alla cura dei bambini piccoli quando la madre lavora. “Il ruolo della solidarietà famigliare, sempre importantissimo nel nostro welfare debole e squilibrato, è uscito indubbiamente rafforzato dalla riduzione dei trasferimenti agli enti locali, quindi delle risorse per i servizi alla persona, così come dalla riduzione dell’offerta educativa della scuola pubblica in termini di contenuti e di tempo. È stato rafforzato anche dal mancato adeguamento del sistema di protezione sociale a un mercato del lavoro flessibile, dove la precarietà e la disoccupazione colpiscono soprattutto i giovani”. Su questi temi, abbiamo rivolto alcune domande alla professoressa Chiara Saraceno. Già docente ordinario di sociologia della famiglia presso la facoltà di scienze politiche di Torino, attualmente è professore di ricerca al Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino. E' stata presidente della Commissione di indagine sull'esclusione sociale dal 1999 al 2001. Dal 2000 al 2001 ha rappresentato l'Italia nel Social Protection Committee della UE. Collaboratrice di “la voce.info”, si occupa di temi che riguardano la famiglia, i rapporti tra le generazioni, i rapporti e le disuguaglianze di genere, la povertà e sistemi di welfare. 
Professoressa Saraceno, tra le conseguenze della crisi e delle risposte predisposte dal Governo, e dai precedenti Governi, ha indubbiamente un peso particolare la situazione delle donne. A loro, infatti, si demanda la cura del cosiddetto welfare familiare, ma precarietà lavorativa, da un lato, e lo spostamento dell'età pensionabile, dall'altro, paiono stringere in maniera sempre più pressante i tempi di vita delle donne. Qual è il suo parere? 
L' innalzamento dell'età pensionistica per le donne, come per gli uomini, dovrebbe essere accompagnata da una riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca il reddito a lavoratori anziani che perdono il lavoro e non ne trovano facilmente un altro, specie nella congiuntura attuale. Per quanto riguarda specificamente le donne, dovrebbe essere accompagnata da un rafforzamento dei servizi alla persona. Invece tali servizi, già insufficienti, rischiano di essere ulteriormente ridotti a causa dei tagli dei trasferimenti agli enti locali. Occorrerebbe pensare che i servizi non sono solo una spesa, ma anche un investimento: creano domanda di lavoro, consentono alle donne di stare nel mercato del lavoro e sono un fattore di equalizzazione delle opportunità per i bambini e le persone non autosufficienti».
Si fa spesso riferimento all'Europa, per dire che era necessario riallineare, per esempio, i tempi delle pensioni. Ma qual è, in realtà, il quadro dei servizi europei per le donne e per le famiglie?
«Il quadro europeo è molto differenziato. Ma possiamo osservare che l'Italia ha uno dei congedi genitoriali meno generosi, specie dal punto di vista della remunerazione, e un tasso di copertura offerto dai servizi per la
prima infanzia tra i più bassi in Europa, anche se con forti differenze territoriali. In ogni caso l'Europa, con l'agenda sociale per il 2020 e anche con la famosa lettera di quest'estate, ci chiede di sostenere l'occupazione femminile anche con misure di conciliazione».
Le donne, comunque, sanno esprimere una grande forza, anche e soprattutto in tempo di crisi. Ma a questa forza va dato spazio e voce. Possiamo pensare, non diremmo in termini ottimistici, ma comunque che la forza delle donne e la loro capacità di creare legami e relazioni possa essere una strada per uscire dal tunnel?
«Non condivido una visione salvifica delle donne. Penso che avere molte più donne nei posti dove si decide arricchisca i punti di vista, le prospettive, gli interessi di cui tenere conto, modificando posizioni cristallizzate e unilaterali. Ma anche tra le donne ci sono posizioni e punti di vista

Nessun commento:

Posta un commento