I giovedì d'estate non hanno avuto il successo sperato: lo sostengono i
commercianti di Cremona, che non hanno visto quell'affluenza di clienti che
auspicavano, nonostante che il centro città in queste serate sia sempre stato
gremito. Tuttavia, secondo alcune associazioni di categoria, non è il caso «di
condannare una manifestazione ormai radicata e consolidata»: è l'opinione di
Antonio Pisacane, segretario di Asvicom Cremona. «La gente che viene in centro
non manca, è un dato di fatto. Il problema è che non entrano nei negozi. Da un
lato, come sappiamo, la crisi incide anche su quello. Dall'altro, forse bisogna
pensare a una rivisitazione dell'evento. Mandarlo a monte sarebbe assurdo.
Invece potrebbe essere sensato pensare a qualcosa di nuovo, magari iniziative
nuove, più adatte ad una situazione che è cambiata. Anche gli stessi eventi
organizzati nell'ambito dei Giovedì d'estate potrebbero essere legati a
iniziative commerciali più specifiche». Di questo è convinto anche Giorgio
Bonoli, direttore di Confesercenti: «I Giovedì d'estate sono un'ottima
iniziativa, ma forse vanno rivisti e dotati di una connotazione maggiormente
commerciale, con eventi finalizzati a far entrare la gente nei negozi. Eventi di
questo tipo sono già stati fatti in passato: ad esempio particolari sconti
legati alla partecipazione agli eventi. Insomma, se già i soldi sono pochi,
bisogna fare in modo che la gente vada a spenderli nei negozi della città
anziché nei centri commerciali».
sabato, luglio 26, 2014
Sport con cani e cavalli
L'associazione sportiva GiancaDog lancia uno sport innovativo, per la prima volta in Italia

La Pomì ora è forte anche in regia
Accanto alla confermata Beatrice Agrifoglio giostrerà la forte Katarzyna Skorupa, da anni nazionale polacca


Hayes e Clark alla corte di Pancotto
Sono giorni intensissimi per la Vanoli. Giovedì è stato ufficializzato
calendario della prossima stagione, mentre in settimana la società ha lanciato
la campagna abbonamenti che ci pare vada nel verso giusto, per favorire
l’incremento degli abbonati, anche i più “freddi”, comunque attenti alle mosse
societarie, molte negli ultimi frangenti. Sono stati, infatti, ufficializzati
due atleti di nascita e scuola Usa: la guardia Kenny Hayes, 27 anni, già con
esperienze europee e l’ala forte Cameron Clark, appena uscito dai college, ma di
cui si dice molto bene. Per quattro quinti lo “starting five” dovrebbe essere
completato con Vitali e Campani e con Mian pronto a dar cambi. Manca “l'omone”
da centro area, ma potrebbe anche non arrivare se, come è quasi normale di
questi tempi, non lo si ritiene indispensabile tecnicamente. Ma a decidere come
agire sarà giustamente coach Pancotto. Non possiamo che dirci soddisfatti del
lavoro della società, per puntualità e dinamismo nel costruire per tempo la
squadra. Sarà il campo, poi, a dire se le scelte saranno state felici. A noi
dispiace solo che non si sia potuto trattenere Zavackas, accasatosi in Lituania,
che ritenevamo atleta di grande sostanza ed estrema utilità tattica. Come detto,
la Lega ha diramato il calendario che prevede l’esordio della Vanoli contro
Milano, la seconda gara in trasferta a Reggio Emilia e la terza sempre in
trasferta a Pistoia. Ci sia consentito un commento breve ma significativo:
peggio di così forse non poteva capitare! Ma siamo abituati a vedere i giocatori
biancoblu soffrire e venire avanti con pazienza e voglia, senza scoramenti o
frustrazioni di sorta. Forza Vanoli!. LE SCHEDE Kenny Hayes, guardia di 188
centimetri, è nato a Dayton (Ohio) il 16 aprile del 1987 ed ha frequentato la
Nortmont High School a Dayton (Ohio). Dopo essersi iscritto alla Cincinnati
State Technical and Community College, nel 2006 si è trasferito alla Miami
University (Ohio). Al suo ultimo anno con i Red Hawks, giocando una media di 31
minuti, ha ottenuto una media di 13,9 punti tirando con il 41,9% da 2 e il 53,3%
da 3 con 3,8 assist. Nel 2010 è stato scelto dai Maine Red Claws della Nba
D-League dove alla sua seconda stagione ha ottenuto il premio come giocatore più
migliorato della lega di sviluppo nel 2012. Al suo ultimo anno con i Red Claws
in 33 minuti giocati, ha messo mise a segno 17,1 punti a partita con il 45,5% da
2 e il 40,2% da 3 e 5,2 assist. Nella passata stagione ha militato nel Maccabi
Ashdod: in 28 partite, ha giocato una media di 33 minuti, realizzando 14,8 punti
di media con il 45% da 2 e il 37% da 3 e 3,4 assist a partita. Cameron Clark,
invece, è nato il 16 settembre del 1991 a Sherman (Texas). Ala forte di 204 cm,
dopo aver frequentato la Sherman High School è entrato a far parte dei “Sooners”
della University of Oklahoma, con cui non ha saltato nemmeno una partita in
tutta la sua carriera universitaria. Nel suo anno da Senior ha totalizzato in 33
partite giocate (28 minuti di media in campo), ha realizzato 15,6 punti a
partita con il 46,9% da 2, il 43,5% da 3 e 5,5 rimbalzi. Ha partecipato alla
Summer League con i Los Angeles Clippers con una media di 7,5 punti, 1,5
rimbalzi in 17,3 minuti in 4 gare.
QUANDO POTREMO FARE SHOPPING DOPO CENA?
Orari dei negozi, è il momento di cambiare?
Cambiare gli orari di apertura dei negozi della città, spostandoli verso la
sera o comunque nelle fasce orarie in cui i cremonesi sono più propensi a
uscire, in particolare nei mesi estivi: questa la riflessione che stanno facendo
le categorie del commercio cremonese, cercando delle risposte concrete a una
crisi sempre più forte. In realtà da tempo se ne parla, ma si tratta di un tema
delicato che va portato avanti attraverso un confronto con tutte le parti in
causa, compresi i sindacati dei lavoratori, e che dovrebbe essere gestito
dall'amministrazione comunale. Quello degli orari è un tema che da tempo porta
avanti anche Antonio Pisacane, segretario di Asvicom Cremona: «Sono stato tra i
precursori, in questo tema, ancora dai tempi in cui era assessore Baldani. Credo
sia un'ipotesi su cui si dovrebbe riflettere seriamente. Ancora di più oggi, con
i tempi di crisi che stiamo vivendo». Di fatto, normalmente i cremonesi sono al
lavoro negli orari in cui sono aperti i negozi, oppure al pomeriggio vanno alle
società canottieri, in estate. E nel momento in cui escono e avrebbero tempo per
lo shopping, dalle 19 in poi, i negozi sono già chiusi, e l'unica alternativa
restano i centri commerciali. «Nel sud Italia al pomeriggio fa talmente caldo
che i negozi aprono intorno alle 18, e restano aperti fino alle 22 - continua
Pisacane -. Poiché anche da noi il clima pomeridiano, nelle giornate di sole,
non è dei migliori, perchè non provare a prendere esempio, almeno a livello
sperimentale, provando a modificare gli orari di apertura dei negozi?».
L'ipotesi di aperture che proseguano fino alla prima serata potrebbe essere
vincente, così come l'idea di tenere aperto nell'orario di pausa pranzo, quando
il centro storico si riempie di persone che spesso si riversano nei pochi negozi
aperti, quelli delle grandi catene, come Tezenis e Sephora. «Mi chiedo perché
non valutare seriamente di modificare gli orari, fermo restando che prima va
fatta una valutazione con i dipendenti, con le sigle sindacali, per individuare
una soluzione sperimentale che possa andare bene a tutti - continua Pisacane -.
Sono convinto che anche per chi lavora nei negozi potrebbe essere un vantaggio
avere delle ore libere al pomeriggio, in estate, tornando a lavorare poi nella
fascia oraria tra le 17 e le 22. Credo vi siano gli spazi per trovare una
sperimentazione di buon senso. Peccato che nessuno finora abbia mai trovato il
coraggio, a livello istituzionale, di approfondire l'argomento. Spero che questa
amministrazione possa prendere in considerazione l'idea e magari avviare una
riflessione ad ampio raggio. Del resto i giovedì d'estate sono la prova che la
gente ha voglia di uscire e di andare in centro. Basta dargliene le
motivazioni». Sulle aperture serali è possibilista anche Giorgio Bonoli
(direttore di Confesercenti Cremona), secondo cui «E' una logica di cui già
spesso si è discusso, soprattutto guardando alle esigenze di una città come
Cremona, dove in estate la gente preferisce passare il pomeriggio in piscina,
alle società canottieri». Tuttavia non mancano i dubbi: «Gli orari possono
essere un problema per i dipendenti, ma anche per gli stessi commercianti, che
non vogliono rinunciare alla propria vita - continua Bonoli -. E' senza dubbio
una cosa su cui riflettere, di cui già a Crema si sta parlando». Insomma, alla
luce delle recenti liberalizzazioni degli orari del commercio, che consentono ai
negozi di gestire in autonomia i propri orari di apertura e chiusura, forse è
davvero il momento di rivedere le vecchie abitudini, andando incontro alle ormai
mutate esigenze dei consumatori, come del resto già viene fatto in quasi tutta
Europa e anche in diverse cittadine italiane.
Parcheggi liberi, la legge è rispettata? Si saprà il 1º agosto
Costi troppo alti e pochi posteggi liberi. Secondo la nuova giunta: «In questi anni è mancata una visione complessiva del problema»

Da tempo la situazione dei
parcheggi a Cremona è criticata dalla cittadinanza e dal mondo del. commercio:
avete già fatto una prima valutazione della situazione?
«Nei giorni
immediatamente successivi all'insediamento della Giunta abbiamo iniziato ad
affrontare le principali criticità alle quali dobbiamo porre mano. Tra queste vi
è senza dubbio la mobilità. Per lavorare al meglio e in linea con l'innovativo
metodo che questa Amministrazione ha introdotto, abbiamo avviato la prima fase
per la riorganizzazione dell'assetto della struttura comunale: un passaggio
indubbiamente forte, coraggioso che si basa su semplificazione ed efficienza.
Non si possono infatti affrontare le varie tematiche senza prima porre mano
all'assetto organizzativo in modo tale che sia in grado di supportare la parte
politica nella realizzazione delle sue linee di azione. Per questo abbiamo
riunito la mobilità in capo ad un unico settore: la divisione tra mobilità
sostenibile e mobilità non ha prodotto, con la precedente amministrazione,
grandi risultati, anzi, la divergenza tra le visioni dei due assessori sono
state sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo abbiamo già fatta una ricognizione
con Aem sulla situazione dei parcheggi e abbiamo in calendario un incontro con
Saba, gestore insieme ad Aem dei parcheggi cittadini».
Secondo alcuni, c'è un
numero eccessivo di parcheggi a pagamento, soprattutto nel centro città,
rispetto a quelli liberi: avete già fatto una verifica in questo senso?
«Lo
affronteremo nella prima riunione dello staff mobilità che prende avvio il 1°
agosto. Ci siamo infatti dati questa nuova modalità di lavoro: affrontare i temi
in riunione specifiche, dove partecipano gli assessori di riferimento, i
dirigenti, i dipendenti con esperienza e, in determinati casi, anche i
rappresentanti delle partecipate. Lo stato dell'arte viene affrontato
collegialmente, vengono passate in rassegne le varie criticità e proposte
soluzioni. In questo modo saremo più strutturati e con i gestori avremo un
rapporto più stretto».
Un altro problema è l'impossibilità di pagare solo per
frazioni orarie, soprattutto in piazza Marconi...
«Ne siamo a conoscenza, per
questo è necessario rafforzare il confronto con i gestori dei parcheggi. In tal
senso abbiamo già avuto un confronto con Aem per quanto riguarda la
rigenerazione di corso Garibaldi a proposito del parcheggio di via Villa Glori e
speriamo di avere quanto prima il via libera definitivo».
Parliamo infine dei
prezzi, che vengono definiti eccessivi per una città come Cremona: ci sono i
margini per abbassarli? Se si, come?
«La questione è nota e condivisibile, ma la
cornice deve essere il nuovo piano della sosta. Un piano strutturato e con una
visione a breve ma anche medio e lungo termine, uno strumento lasciato disatteso
per anni dalla precedente amministrazione. E su questo abbiamo le idee chiare.
E' necessario un progetto integrato: piano soste, piano carico e scarico merci,
pedonalizzazione, zone a traffico limitato, trasporto pubblico locale,
ciclabilità in un’unica visione. Un piano generale della sosta: per commercianti
e residenti occorre rendere standard i costi; occorre incentivare l’uso dei
parcheggi esistenti e implementare quello della stazione, serve applicare un
piano di carico e scarico merci.
In una visione complessiva del piano della
mobilità e della sosta, cosa si dovrebbe cambiare?
«E' giusto parlare di visione
complessiva, quella che è appunto mancata in questi anni. Come prima cosa
cercheremo, partendo dalle professionalità che ci sono in Comune, di ricostruire
il settore della mobilità, strutturando gli uffici su progetti mirati. A
settembre, con l'approvazione delle linee programmatiche di governo in Consiglio
comunale, alle quali stiamo appunto lavorando in queste settimane, avremo
l'indirizzo politico che si tradurrà in azioni e scelte da attuare
nell'immediato futuro per migliorare la mobilità e la sosta».
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Ravelli: «Un sistema genuflesso a Tamoil»
Dopo la sentenza di condanna per i dirigenti Tamoil, abbiamo intervistato Sergio Ravelli e Gino Ruggeri
di Michele Scolari

«Solo la cocciutaggine dei Radicali ha consentito di arrivare a questo processo.
Ora che l'accertamento della verità è iniziato e ha trovato una prima verifica
con la sentenza del giudice Salvini, è tempo che la comunità cremonese e chi
oggi la rappresenta rialzino la testa per rivendicare il proprio diritto di
vivere in un ambiente salubre, anche politicamente».
Secondo Lei perché il
Comune, guidato dalla Giunta Perri, non si costituì parte civile?
«La giunta
Perri ha rappresentato solo il terminale occasionale di un sistema politico,
sindacale e istituzionale, di destra, di centro e di sinistra, genuflesso di
fronte al potere economico della multinazionale libica. C'è chi si è genuflesso
per sudditanza e chi per connivenza. Tutti, comunque, hanno ceduto al cosiddetto
“ricatto occupazionale”. Tutti, tranne i Radicali».
Di fronte all'entità della
sentenza appare ancor più grave la mancata costituzione di parte civile del
Comune?
«Quando nell'aprile 2011, in piena emergenza ambientale, si firma un
accordo in cui la controparte Tamoil si autoassolve da ogni responsabilità
dell'inquinamento in corso, ben prima che abbia inizio l'accertamento delle
responsabilità, ci si preclude colpevolmente la possibilità di difendere
un'intera comunità dai gravi danni subiti».
Chi avrebbe dovuto vigilare ha
sempre sostenuto di aver appreso dell'inquinamento nel 2007, "dalla stampa"...
«Non è necessario essere degli esperti per sapere che le raffinerie, di per sé,
hanno un forte impatto ambientale. Per questo devono essere attentamente
monitorate, soprattutto dopo decenni di attività produttiva. Impianti obsoleti,
serbatoi e reti fognarie non sottoposti a manutenzioni e a risanamenti periodici
costituiscono delle minacce permanenti. In ogni caso, fin dall'autodenuncia
Tamoil del 2001, l'inquinamento all'interno del sito industriale era certo.
Bastava mettere qualche piezometro all'esterno per constatare che la
contaminazione si era estesa oltre il perimetro aziendale. Per fare ciò si è
aspettato fino al 2007. E' evidente che gli enti pubblici preposti alla
vigilanza e ai controlli ambientali non hanno fatto il loro dovere».
La verità
sulle perdite del sistema fognario all'origine dell'inquinamento nonché sulle
responsabilità di parte della dirigenza è emersa in seguito ad un esposto
anonimo. Una casualità dell'ultima ora o, forse, una realtà che non doveva
emergere?
«Da anni, come Radicali, in solitudine, segnalavamo le possibili fonti
dell'inquinamento: rete fognaria e serbatoi, in gran parte costruiti negli anni
'50. Il procedimento giudiziario è stato l'occasione per rompere finalmente
l'omertà generale».
Ora l'urgenza primaria è la bonifica e la ricollocazione del
personale. Due priorità che rischiano di restare un miraggio?
«I buoni risultati
ottenuti sul fronte occupazionale (rispetto ad altre crisi aziendali le
sofferenze lavorative sono state contenute, anche se ancora da affrontare e
risolvere) non sono stati accompagnati da concreti risultati sui fronti
ambientale e industriale. L'accordo sottoscritto oltre tre anni fa da enti
locali, sindacati e Tamoil è stato largamente disatteso e si sta rivelando
sempre più un accordo-bidone: la dismissione degli impianti non è ancora
avvenuta, la bonifica - sia interna che esterna - non si farà e, di conseguenza,
il riutilizzo produttivo delle aree dismesse (oltre 650.000 mq) non è più
all'ordine del giorno. Opportunamente il dispositivo della sentenza Salvini
prevede per i due manager condannati per disastro ambientale colposo la
sospensione della pena solo se proseguirà il ripristino ambientale e se verrà
avviata la bonifica. Ma la prospettiva rimane incerta. Temo che l'occasione
storica per rimediare al disastro ambientale causato dalla Tamoil sia stata
perduta. Nel marzo 2001, con la chiusura della raffineria, la guerra in Libia e
la caduta del rais Gheddafi, c'erano le condizioni concrete per tutelare gli
interessi della città attraverso un'azione conservativa nei confronti dei beni
Tamoil-Oilinvest (bloccati, come tutte gli enormi fondi libici in Europa, dalle
sanzioni Onu). La classe politica cremonese (la grande ammucchiata
partitocratica) ha scelto diversamente e si è accontentata di un piatto di
lenticchie!».
Gino Ruggeri: «Quell’area rischia di essere compromessa per sempre»
Il protagonista, suo malgrado, della vicenda Tamoil si chiama Gino Ruggeri.
Una persona come tante, che però ha fatto una scelta coraggiosa: costituirsi
parte civile in vece del Comune di Cremona, che aveva deciso di non costituirsi.
«Come Radicali abbiamo seguito le vicende di Tamoil da tempo immemore, fin dal
1985, quando si rinnovò la concessione alla raffineria, e noi fummo gli unici ad
opporci ». Poi si arrivò al 2007 quando emerse lo scandalo dell'inquinamento e
furono avviate le indagini. «L'accordo che il Comune stipulò con Tamoil era
tutt'altro che vantaggioso, sia dal punto di vista ambientale che lavorativo,
nonostante quanto afferma Pizzetti» ci dice Ruggeri. Un accordo che impedì al
Comune di costituirsi parte civile, secondo quanto ha affermato più volte lo
stesso Perri. «Comprendemmo che il Comune non voleva costituirsi parte civile,
così valutammo di ripetere esperienze già portate avanti da altri radicali in
altre città, facendolo come cittadini. Io ci ho messo il nome, ma è stato un
lavoro collettivo, in cui hanno preso parte avvocati, ingegneri e altri
professionisti. Abbiamo permesso che il Comune portasse a casa un milione, ma
potrebbero arrivarne altri, nelle successive fasi del processo». Secondo Ruggeri
«sul versante politico abbiamo visto una connivenza silenziosa da parte
dell'amministrazione. Ma anche sotto l'aspetto più burocratico e amministrativo,
si è assistito a una carenza di competenze. L'Arpa, che doveva essere l'organo
di controllo, è uscita con le ossa a pezzi, perché non ha fatto nulla di quanto
avrebbe dovuto, come è emerso dal processo. Tanto che è dovuta intervenire la
magistratura, che si è letteralmente sostituita alle istituzioni ». Intanto il
fronte ambientale rimane una ferita aperta: «E' assurdo che Tamoil non sia
obbligata a bonificare l'area solo perché ha una piccola attività in essere
sulla stessa. Quella zona della città, dopo tanti anni, rischia di restare
compromessa per sempre». Nei giorni scorsi Ruggeri ha incontrato la nuova
amministrazione. Il sindaco Galimberti ha chiesto a Ruggeri di mettere a
disposizione del Comune tutta la documentazione in loro possesso in modo da
poterla consultare.
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Si dice e si scrive assessora...
In qualche numero fa ci siamo divertiti a prendere in giro i luoghi comuni.
Occorre avere cura della lingua, dicevamo: perché, citando Nanni Moretti, “chi
parla male pensa male”. Ora, se considerassimo il linguaggio che utilizziamo con
cuore puro e libera mente, avremmo delle belle sorprese. Sorvoliamo sul
terribile italiano burocratico: da “obliterare il titolo di viaggio”, invece che
“timbrare il biglietto”, a “previo versamento del corrispettivo”, invece di
“dopo avere pagato la somma dovuta”. Voglio soffermarmi su un fenomeno che non è
solo dovuto alla misoginia che ancora si aggira tra di noi, ma alla pessima
conoscenza della lingua, con esilaranti sgrammaticature, e anche al cattivo
giornalismo: l’uso scorretto del genere. Esilarante, dicevo. Abbiamo potuto
leggere, anni fa, che il sindaco di ... aspettava un bambino da... O che il
sottotenente... convolava a giuste nozze con il capitano... Per fortuna che ci
ha messo una parola conclusiva la benemerita Accademia della Crusca: se si dice
“cameriere” e “cameriera”, allora si dice anche “direttore” e “direttora”,
“assessore” e “assessora”. “Sindaco” e “sindaca”, certamente. Niente più dubbi,
quindi, si dice chirurga, ministra, avvocata e così via, non esistono due
opzioni, “Il genere è un parametro fisso come lo è un numero, è un meccanismo
regolatore della nostra lingua”. Lo dice la suddetta Accademia che insieme ad
un’associazione di giornaliste ha presentato, poco tempo fa, alla presenza di
Laura Boldrini, “la” presidente della Camera, un manuale che coadiuvi nello
scrivere in maniera corretta anche dal punto di vista del genere. E il rispetto
del genere presto sarà applicato in tutti i documenti ufficiali. Non è cosa
strana. E’ solo grammatica italiana. #sappiatelo.
lunedì, luglio 21, 2014
Blog, l’informazione parallela e irriverente a Cremona

Le scuole vanno verso la settimana corta

domenica, luglio 20, 2014
«La cultura è stata tagliata senza pietà»
Nicoletta De Bona: «Giunta Perri? Avremmo dovuto fare scelte più coraggiose ed essere più compatti»

La riforma della sanità regionale secondo il Pd

Sottopassi, in via Brescia poco spazio per utenti deboli

sabato, luglio 19, 2014
Per adesso il piatto piange
Se provassimo a scorrere un giornale di qualche settimana fa, a parte la
tragedia della guerra palestino-israeliana, per quanto riguarda la politica
italiana, non troveremmo titoli o commenti molto diversi da quelli di oggi. Il
“nuovo” senato, la “nuova” legge elettorale (ricordate? 37% uguale maggioranza
assoluta) … ma gli interventi in materia di economia sono ancora fermi alle
dichiarazioni di intenti. Certo, ci sono stati gli 80 euro, di cui pare non si
sia ancora trovata la completa copertura: e quella che c’è ha provocato altri
tagli agli enti locali, che a loro volta tagliano sui servizi, riducendo le
possibilità di guadagno di fornitori, ditte di manutenzione, cooperative di
servizi eccetera. L’altra misura è stata la prima parte della riforma del
lavoro, che non pare aver portato (magari, sarà ancora presto …) miglioramenti
nell’occupazione, anzi. Quindi, le realizzazioni del governo su cui scrivere
“fatto” sono davvero poche. Non siamo un Paese che accetta volentieri un
ragionamento churchilliano, fatto di promesse di “sangue, fatica, lacrime e
sudore”, anche perché abbiamo già molto dato, in questi anni (tutto sta, però,
nel vedere da chi sia composto questo “noi”); ma bisogna considerare quanto
possa essere controproducente, alla lunga, fare sfavillanti promesse, che non si
sa se potranno essere mantenute. “L’uomo solo al comando” ce la può fare quando
dispone di grandi risorse, per distribuire, contentare, ammansire: così più non
è. Lo potette fare Craxi, al prezzo di far precipitare l’Italia in una
situazione durissima (ricordate “e la nave va?” ma allora, non c’era la crisi
internazionale a togliere fiato e spazi). Prendiamo, per esempio, l’impegno a
sbloccare i debiti verso le imprese della Pubblica Amministrazione: mi risulta
che questi siano dovuti, in gran parte, al blocco imposto da quel moloch che è
il patto di stabilità interno (è come dire: anche se hai i soldi, magari pochi,
non li puoi comunque spendere). Se non si ricontratta questo, il problema si
gira su se stesso e il cane si morde la coda. Personalmente, mi interessano poco
i proclami: come altri, sto ancora aspettando azioni concrete e terapie per
rianimare nell'immediato la nostra economia. E il turbo lasciamolo alle auto, e
l’asfalto e gli asfaltatori, ai lavori pubblici. Insomma, questo Renzi, non mi
convince fino in fondo. E questo sarebbe male di poco: il problema è che non mi
fido. Ecco, l'ho detto! P.s. Berlusconi è innocente, almeno fino alla
Cassazione... buon per lui.
sabato, luglio 12, 2014
Un altro Lombardo in grigiorosso?
Tra i giovani seguiti dalla società c’è anche il figlio di Attilio, protagonista alla Cremo negli anni ’80


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«Nuovo sindaco, vecchia aria. E tutti chiusi negli uffici»
Intervista a Claudio Demicheli, ex assessore comunale: «Sono pronto a rientrare nella Lega Nord se cambia la dirigenza cittadina»
"Nel centrodestra è necessario un ricompattamento a livello nazionale, con l’individuazione di nuovi leader. Stesso discorso vale per il livello locale»

Accennava agli errori dell'amministrazione di Oreste Perri...
«L'amministrazione Perri ha fatto davvero molte cose, solo che non è stata in grado di comunicarle come si deve. Errore, peraltro, fatto anche in campagna elettorale, dove la comunicazione ha lasciato davvero a desiderare».
E ora, il centrodestra?
«Innanzitutto è necessario che vi sia un ricompattamento a livello nazionale, con l'individuazione di nuovi leader, come potrebbero essere personaggi del calibro di Tosi, Maroni o Cattaneo, che sappiano traghettare il centrodestra verso le prossime elezioni. Naturalmente anche a livello cittadino le cose devono cambiare e serve un leader forte, che oggi non esiste. Mi immagino una persona della società civile, meglio ancora se donna».
Parliamo dell'amministrazione attuale. Galimberti è sindaco da un mese. Prime valutazioni?
«E' presto per fare un'analisi approfondita, ma senza dubbio si può fare una valutazione su come ci si trovi di fronte di nuovo alla vecchia politica. La giunta è composta da vecchi politici navigati e nell'ufficio del sindaco sono tornati a gravitare i personaggi di un tempo, come Lodovico Ghelfi. Senza contare che ogni mattina nell'ufficio del sindaco si reca l'ex primo cittadino Paolo Bodini ... Sempre gli stessi uomini. E come al solito il Pd non premia chi ha preso più voti, come è accaduto per Santo Canale, ma gli uomini di partito. Un altro grande problema è quello della comunicazione verso l'esterno: nessun assessore rilascia dichiarazioni senza passare dall'ufficio stampa, non ricevono i cittadini ... se ne stanno chiusi nei loro uffici e basta. E' il ritorno della democrazia russa, dove nessuno deve vedere e sentire nulla. La trasparenza che era garantita dall'amministrazione Perri ora di certo non esiste più. Anche dal punto di vista amministrativo qualcosa non va: anche il fatto che abbiano dato ordine ai propri uffici di alienare i beni comunali non è un buon segno. Devono iniziare a trovare i soldi per rispettare tutti gli impegni che il Comune ha, dal contributo al Ponchielli a quello del Pareggiato. Così come mi risultano incomprensibili le dichiarazioni di Carletti in merito alla eliminazione dei passaggi a livello e al fatto che il cantiere di via Brescia non dovrebbe neppure iniziare, quando invece è un'opera già finanziata e approvata e non può certo esser stoppata. Insomma, manca la conoscenza amministrativa da parte degli stessi membri della coalizione».
Il suo ex collega assessore Bordi, ha attaccato Lgh per la questione dell'inceneritore. Lei cosa ne pensa?
«L'amministrazione Perri aveva realizzato un percorso condiviso, insieme alla Regione, per arrivare allo spegnimento, e si stava procedendo in quella direzione, incrementando la raccolta differenziata. Non è semplice confrontarsi con strutture che devono creare reddito».
Galimberti ha promesso che lo spegnerà entro tre anni... secondo lei è possibile?
«Credo che si possa arrivare alla chiusura tra i 3 e i 5 anni. Però ricordiamo che quell'impianto produce calore e reddito e che prima di spegnerlo bisogna trovare una valida alternativa per lo smaltimento di rifiuti». E Claudio Demicheli che farà ora, dopo l'esperienza di assessore?
«In questo momento mi godo le ferie. Per il "dopo" sto valutando diverse opzioni. Potrei rientrare ad Aem, ma solo se mi facessero un'offerta degna di nota. Per il resto sto valutando altre offerte di lavoro, presso uffici legali e vertenze in associazioni di categoria o nell'ambito del commercio. Dal punto di vista politico, porto avanti il lavoro della mia lista, che comunque ha raccolto quasi un migliaio di consensi. Come ho già detto ho ancora rapporti anche con la Lega nazionale, e una tessera in tasca. Non escludo che potrei rientrare, qualora cambiasse la dirigenza cittadina».
Un’estate incerta fino a fine luglio
Temperature sotto la media stagionale e frequenti precipitazioni hanno caratterizzato i primi mesi della bella stagione

Dal ponte di barche a quello in ferro
Il primo vero collegamento di Cremona con la sponda piacentina arrivò nel 1862, ma la struttura che vediamo oggi risale al 1892
Le origini del Ponte sul Po si collocano nella storia più antica della città
di Cremona, che, espandendosi, già nel 1854 aveva iniziato ad avvicinarsi al
fiume, con la creazione della ‘Strada-Passeggio’ , che partiva dalla Porta del
Dazio verso sud-ovest (oggi viale Po). PRIMI COLLEGAMENTI: IL PONTE DI BARCHE
Come si legge nel sito "PiacenzAntica.it" - che fa riferimento ad un libro
pubblicato alcuni anni fa da Roberto Caccialanza - il primo vero collegamento
con la riva piacentina arrivò una decina di anni dopo, nell'agosto 1862, con la
realizzazione di un ponte di barche realizzato e gestito dalla Società Anonima,
costituita allo scopo da 18 cittadini cremonesi e piacentini con a capo il
presidente della Camera di Commercio di Cremona. Attraversando il ponte, si
raggiungeva Mezzano Chitantolo-Castelvetro. Fu un grande evento per il
territorio. Tuttavia, ci furono alcune polemiche, anche perché l’obbligo di
pagamento del pedaggio fu sentito come una limitazione al commercio e alla
libera circolazione delle persone. Inizialmente il ponte misurava 610 metri, che
salirono a 832 a causa dell’allargamento della sezione del fiume verso la sponda
di Cremona, che obbligò ad attraversare un isolotto con percorso sterrato. Nel
1868 il ponte di barche fu prolungato a 880 metri; nel 1875 ne misurava quasi
970 (due tratte separate da un percorso sterrato sull’isola Mezzadri). Le
ulteriori domande di prolungamento, inoltrate al Ministero dei Lavori Pubblici
alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, ottennero risposte negative. Fu
proprio in questo periodo che nacque l’idea di un ponte fisso sul fiume, anche
in considerazione dei problemi legati alla manutenzione di quello esistente e
dei continui mutamenti del corso del Po, che ne imponevano frequenti chiusure.
IL PRIMO PONTE Nel 1876 si decise di costruire una ferrovia fra Cremona e Borgo
S. Donnino (oggi Fidenza): a questo scopo, fu istituito un consorzio. I progetti
del 1878 (Comuni di Cremona, Borgo S. Donnino, Polesine, Zibello, Roccabianca e
altri) e del 1879 (Deputazione provinciale di Cremona), che prevedevano
l’edificazione del ponte in località Polesine, furono eliminati su richiesta del
deputato piacentino Ernesto Pasquali. Egli si prodigò per trovare una nuova
ubicazione, in accordo con le istituzioni cremonesi. La lgge n. 333 del 23
luglio 1881 conferì alle Province di Cremona e di Piacenza il diritto di avere
un ponte fisso sul Po, in congiungimento dei rispettivi tratti di Strada
Provinciale: in virtù di ciò, il Governo avrebbe concorso per metà della spesa
effettiva, le Province e il Consorzio per la ferrovia Cremona-Borgo San Donnino,
in diversa misura, per la parte rimanente. Dunque si procedette alla redazione
del progetto di massima e alle pratiche di richiesta dell’autorizzazione
ministeriale. Alla fine del 1884 si valutò che la relazione stilata nel febbraio
1882 dall’ingegnere del Genio Civile Sante Rapaccioli, approvata dal Consiglio
Superiore del Lavori Pubblici e già in fase di appalto, fosse ormai superata.
Dunque si studiò un nuovo progetto per abbinare al percorso destinato alla
viabilità ordinaria un’altro per la linea ferroviaria Cremona-Fidenza. La
concessione fu accordata con Decreto Reale del 28 luglio 1883. Nel febbraio 1886
l’Ufficio del Genio Civile di Cremona presentò il progetto del viadotto a doppio
uso, la cui ubicazione era stabilita a circa 400 metri a monte del vecchio ponte
in chiatte.
L’appalto venne assegnato il 29 ottobre 1886 alla ‘Società Nazionale
delle Officine di Savigliano’ (‘SNOS’); la consegna dei lavori ebbe luogo il
successivo 17 novembre. L’inizio dei lavori risale all’aprile 1887, con la
delimitazione dell’area destinata al cantiere e all’inizio dell’allestimento del
ponte di servizio. A causa di ritardi causati da varianti riconosciute
necessarie o utili, nonché da modifiche sopraggiunte nel regime del fiume a
seguito di piene straordinarie, il ponte non venne inaugurato nel 1890 - come
previsto nel contratto - ma due anni più tardi; il costo finale ammontò a
5.972.000 lire, compresa la costruzione dei due terrapieni d’accesso (da Cremona
e da Castelvetro) e lo spostamento del tratto finale dell’alveo del colatore
Riglio, che all’epoca si immetteva nel Po proprio dove avrebbe dovuto sorgere il
manufatto. L'INAUGURAZIONE, NEL 1892 L’inaugurazione, che si svolse il 20
settembre 1892, richiamò autorità e spettatori da molte città italiane ed ebbe
come ospite d’onore il ministro cremonese Francesco Genala (in rappresentanza
del Re), grande sostenitore dell’opera fin dagli inizi e personaggio
determinante a livello governativo per ottenerne la realizzazione. Le principali
vie cittadine, la Porta del Dazio, il viale Po e lo stesso ponte furono
addobbati a festa con decorazioni imponenti e di grande effetto. Tra il 17
settembre e il 2 ottobre furono organizzate importanti manifestazioni culturali,
sportive, nonché spettacoli: l’evento ebbe una eco sulla stampa nazionale e
internazionale, anche per il fatto che all’epoca il nuovo manufatto era, nel suo
genere, il più lungo d’Europa. I RITARDI BUROCRATICI Per motivi
tecnico-burocratici, la linea ferroviaria Cremona-Fidenza (e Cremona- Piacenza)
non entrò in servizio fino al 1906, quando tutto il percorso - essendo trascorsi
quattordici anni di inattività - dovette essere completamente ristrutturato.
L’anno successivo, a seguito di furibonde polemiche e pressioni, fu attivato il
primo impianto di illuminazione elettrica. Di lì a pochi mesi si sarebbe
verificata una delle maggiori alluvioni, seguita da quella del 1926 (che
tuttavia coinvolse Cremona solo marginalmente). Nel febbraio 1929 si
registrarono temperature polari, perciò il Po, alla pari di altri corsi d’acqua
grandi e piccoli, si ghiacciò. IL BOMBARDAMENTO Il ponte venne bombardato e la
sezione sul Po fu distrutta in seguito a varie incursioni che si succedettero
nel corso della II Guerra Mondiale, a partire dal 13 luglio 1944. Al termine del
conflitto, si procedette alla rimozione dei rottami e alla conseguente
ricostruzione delle parti abbattute, nonché al ripristino di quelle danneggiate,
ovvero quelle verso la sponda piacentina. Secondo tali informazioni si evince
perciò che il tratto del percorso stradale verso Castelvetro è ancora quello
originario dell’Ottocento: infatti all’interno del portale d’ingresso si possono
vedere ancora oggi le targhe commemorative apposte nel 1892 dalla “Società
Nazionale delle Officine di Savigliano”. ALLUVIONI E PIENE Agli eventi bellici
seguirono l’alluvione del 1951, la notevole piena del 1968 e gli interventi di
manutenzione, restauro e consolidamento degli anni Sessanta e Settanta. Risale
al maggio 1990 l’inaugurazione del nuovo ponte ferroviario costruito
parallelamente al viadotto ottocentesco cui è seguito lo smantellamento
dell’ormai obsoleta vecchia travata. Non vanno dimenticate le alluvioni record
del 1994 e del 2000, così come le ‘magre’ degli anni Duemila. Esigenze
improcrastinabili di sicurezza e manutenzione hanno reso necessaria la profonda
ristrutturazione dell’intero percorso stradale eseguito negli anni 2004-2005,
che ha permesso altresì di sostituire la vecchia passerella pedonale, stretta e
insicura, con una assai più ampia e comodamente ciclabile. D’altronde il
transito giornaliero, di circa 20.000 fra automobili e mezzi pesanti, su questo
manufatto progettato e costruito centoventi anni fa crea evidentemente problemi
statici che sono oggetto di studi continui.


Come parli? Anzi, ma come scrivi?
Su un giornale di oggi leggo, in due articoli successivi: “blitz” delle forze
dell’ordine e “raid” di ladri in un negozio. Caspita, ha proprio ragione Guido
Ceronetti, scrittore fine, a dire che non se ne può più dei luoghi comuni. Lui
parte da “rimboccarsi le maniche”: già, è uno dei più “gettonati”. Gettonati? Ma
sì, quante volte viene usata questa parola? Macchè “gettonati”, verrebbe da
dire, mica siamo al jukebox! E via così luogocomuneggiando. Già, i ladri non si
limitano più a rubare o a rapinare: compiono un “raid”. Pensare che il termine è
puramente letterario, usato per la prima volta da Walter Scott: sì, proprio
l’autore di Ivanhoe. E che dire di “tenere nel mirino”? E “cala la scure”? E
(letta qualche giorno fa): “Negozi in centro, raffica di chiusure”. Raffica?
Modi violenti, vuoti, pressappochisti di parlare e di scrivere. Io faccio un
giornale, ma, mea culpa, anche noi non siamo esenti da responsabilità di questo
genere: è un linguaggio pervasivo, che rimbalza dalla TV, dalle cronache
politiche o calcistiche (verrebbe da dire: fa lo stesso). Immaginate una silloge
(scusate il “parolone”) di questo tipo: “scendere in campo per rimboccarsi le
maniche, perché il Paese ha bisogno di tutte le sinergie possibili, e per far
questo occorre rottamare i vecchi poteri, possibilmente asfaltandoli, perché c’è
un calo pauroso di fiducia, l’economia non tira e non possiamo permetterci
un’altra stangata fiscale, ma occorre lavorare, a trecentossenta gradi, per dare
un segnale forte”. Direbbe il buon Nanni Moretti: ma come parli? Ma come scrivi?
Eppure, nessuno, penso, se ne farebbe un problema: proprio perché siamo ormai
assuefatti, mitridatizzati, e anche un po’ indifferenti. Metonimia e metafora
sono modi del linguaggio che permettono di svilupparne la grande ricchezza, ma,
in caso di abuso, “si rischia l’overdose”. Vedete come viene facile il luogo
comune? E, tornando a Moretti: “le parole sono importanti. Chi parla male, pensa
male”. E chi scrive male è un po’ fannullone, come diceva la mia maestra.
Daniele Tamburini
sabato, luglio 05, 2014
La festa sugli spalti da noi è un miraggio di Fabio Varesi

Arco, la solidarietà fa centro
Con il bus solidale, grazie alla generosità degli sponsor, è stato possibile donare 10.000 euro
Venerdì 27 giugno presso Cascina Mancapane di Castelverde si è tenuta una cena benefica con 310 partecipanti

Cremona, un centro di grande prestigio
La soddisfazione per l’acquisto di uno strumento prezioso da parte del presidente Tedoldi e del dottor Generali
Arco onlus è un’associazione formata da medici, imprenditori e
professionisti. Il responsabile scientifico è il 39enne dottor Daniele Generali,
dirigente medico dell’Azienda Ospedaliera di Cremona, che è uno dei fondatori
nonché dotato di un curriculum di prim’ordine: tra master e specializzazioni ha
raggiunto una grande considerazione a livello internazionale, e proprio a
Castelverde è arrivato a serata in corso, proveniente dalla Francia: «Ero là –
afferma il dottor Generali – in quanto il centro di Cremona è uno dei principali
fautori di una pubblicazione apparsa su una importante rivista oncologica,
Lancet Oncology, e uno dei partner che ha fornito il maggior numero di dati.
Cremona ha un ruolo importante, data la notevole casistica analizzata, nella
ricerca delle cellule tumorali circolanti, grazie al progetto a suo tempo
finanziato da Banca Popolare di Cremona ». E veniamo alla bella serata della
cascina Mancapane: «Al confronto con le precedenti edizioni la gente è stata
ancor più generosa. Abbbiamo così potuto completare il recupero fondi per
l’acquisto di un software gestionale che consentirà alle unità operative di
gestire al meglio le sperimentazioni cliniche con nuovi farmaci. Per Arco era un
obiettivo importante, ed è stato bello vedere attorno a noi tanto consenso.
Anche l’adesione al bus solidale è stata sorprendente, credo abbia pagato la
chiarezza e trasparenza dei nostri progetti. D’altronde la nostra associazione
non è strutturata, è fatta da alcuni amici e dobbiamo metterci del nostro: da
hobby diventa quasi un lavoro. La soddisfazione però è grande: per la prima
volta una onlus gestisce il progetto non di un singolo reparto, ma fornisce uno
strumento per le varie unità. E’ stato bello anche vedere alla cena benefica
tanti pazienti: un’occasione di aggregazione per un obiettivo comune». Il
progetto concluso consentirà di potenziare un percorso su cui Cremona è già
all’avanguardia: la diagnosi precoce e la (eventualmente successiva)
chemioterapia ritagliata su misura sul paziente. Molto soddisfatto anche il
presidente dell'associazione Matteo Tedoldi: «Il bus solidale ha avuto un esito
decisamente positivo, tanto che probabilmente l’esperienza verrà replicata. Da
considerare che, al di là della somma raccolta, ha consentito di veicolare il
nostro messaggio solidale per 365 giorni. Anche il bilancio della cena è stato
notevole, d’altra parte ormai la gente ci chiama per sapere quando è la nuova
edizione. E’ un momento di solidarietà vissuto in un ambiente bello ma non
formale apprezzato, così come sono piaciuti gli spettacoli offerti». Un’altra
sottolineatura importante del presidente: «Arco onlus è certificato col bollino
etico-sociale, il che comporta che ci siano tre livelli di approvazione prima di
poter impiegare i soldi raccolti». Il gruppo professionale legato alle
certificazioni etico-sociali ha apprezzato talmente l’iniziativa che a sua volta
ha deciso di devolvere una percentuale delle future operazioni. Chiudiamo con un
doppio invito: in primis ribadiamo l'importanza di una diagnosi precoce, quindi
la prevenzione è fondamentale. Inoltre, ognuno di noi può destinare il 5 per
mille dell’Irpef ad Arco onlus indicando il codice fiscale 93048550193.
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