Una sanità pubblica che si fondi sulla centralità della persona, sul
contrasto alle disuguaglianze, sulla continuità assistenziale, ma soprattutto su
una unica gestione delle competenze sociali e sanitarie: sono i punti
qualificanti della riforma della sanità lombarda proposta dal gruppo regionale
del Pd. L’ha spiegata lunedì scorso il consigliere Agostino Alloni, insieme ad
altri componenti del suo gruppo, in un incontro a Cremona. C'è la necessità di
«mettere più a sistema la sanità regionale», che è «ricca di potenzialità, ma
priva di una gestione adeguata». Si rileva inoltre la necessità di intrecciare
le politiche della sanità con quelle di altri settori, come ad esempio
l'ambiente o il sociale. «La cura del malato non può essere solo fatta in
ospedale – ha detto Agostino Alloni -. Per questo, proponiamo una direzione
divisa per province, o comunque per area vasta, che abbia competenza nel sociale
e nel sanitario e che non riguardi tutti gli ospedali, ma tutte gli enti
socio-sanitari del territorio». A questo proposito le Asl avranno un ruolo
strategico: diventeranno Asst (Aziende Socio Sanitarie Territoriali) e dovranno
gestire direttamente gli ospedali di riferimento, di territorio e i presidi di
comunità, le cure primarie, le cure intermedie, le prestazioni specialistiche e
ambulatoriali, i servizi territoriali: il tutto in raccordo con i Comuni, che
dovranno «contare di più nelle scelte strategiche». Inoltre dovrà esserci «un
unico assessorato regionale famiglia-sanità per ritornare all'integrazione tra
sanitario e socio-assistenziale», spiega ancora Alloni. Per il nostro
territorio, precisa Alloni, sarà fondamentale che i due ospedali di riferimento,
quello di Cremona e quello di Crema, abbiano un'importanza di pari livello. Il
consigliere si dichiara invece decisamente contrario «ad accorpamenti di
ospedali - come Cremona e Mantova, già ventilato in passato - fatti solo sulla
base della divisione geografica del territorio». Il sistema ospedaliero, secondo
il Pd, dovrà essere composto da tre reti: Rete ospedaliera (gestita direttamente
dalle Asst), Centri ad elevata intensità e complessità, Rete della ricerca e
della formazione. I criteri per la classificazione delle strutture ospedaliere
pubbliche e private accreditate terrà conto di bacino d’utenza, livello di
complessità e intensità della cura, presenza di strutture dedicate
all’emergenza, tipologia di specialità mediche, chirurgiche e di servizi di
supporto. La rete ospedaliera dovrà essere composta da ospedali di riferimento,
ospedali di territorio e presidi di comunità. In particolare, gli ospedali di
riferimento sono presidi ospedalieri ad alta intensità e complessità di cura,
hanno un bacino di utenza medio alto, sono dotati di Dea (Dipartimento emergenza
e urgenza) e vi sono presenti molteplici specialità. Sono dotati (o disponibili
in rete H24) di servizio di radiologia con Tac ed ecografia, laboratorio e
servizio immunotrasfusionale. Gli ospedali di territorio sono presidi
ospedalieri a media intensità di cura, hanno bacino di utenza medio, sono dotati
di Pronto soccorso, hanno un numero limitato di specialità, letti per subacuti e
servizio di pronta disponibilità H24 di radiologia, laboratorio ed emoteca.
Entrambe le strutture saranno gestite dalle Asst. I presidi di comunità sono
invece strutture a bassa intensità di cura, diffuse capillarmente su tutto il
territorio regionale, la cui missione «è quella di garantire appropriata
continuità assistenziale con le cure erogate dalle altre strutture del sistema
ospedaliero, superare l’attuale frammentazione fra i servizi territoriali e
assicurare il coordinamento con gli altri presidi della Rete ospedaliera »,
secondo la proposta Pd. Essi erogano prestazioni, sia in regime di ricovero
(posti letto per subacuti e post acuti), sia in regime ambulatoriale e di day
hospital. Si tratta di luoghi di integrazione e coordinamento territoriale: vi
convergono gli ambulatori dei medici di base e dei pediatri, gli ambulatori
specialistici e quelli di riabilitazione. Essi hanno lo scopo primario di
garantire continuità assistenziale al paziente. Ci sono poi i centri ad elevata
intensità e complessità, che prevedono un bacino d’utenza compreso tra 600.000 e
1.000.000 abitanti. Sono strutture dotate di un Dipartimento d'emergenza ad alta
specialità (Eas) e in esse sono concentrate le maggiori tecnologie e le equipe
specializzate per gli interventi con la più elevata intensità e complessità di
cura. Nella logica della riforma proposta dal Pd, il Sistema socio sanitario
regionale assume il processo di globalizzazione come scenario nel quale operare
e sviluppare opportunità di crescita delle competenze, di acquisizione di
risorse e di aumento di spazi di qualità, efficacia e universalità. I pazienti
saranno sempre più eterogenei e, alla luce delle nuove direttive europee, tale
servizio dovrà erogare prestazioni anche a cittadini residenti in altre nazioni,
con l’obiettivo di sviluppare competenze e tecnologie e rendere disponibili
maggiori risorse economiche. Altro punto focale sono le nomine, che con questo
sistema diventerebbero legate al merito e non più a scelte politiche. Il numero
dei dirigenti verrebbe ridotto. Fondamentale il tema della salute mentale: «Una
nuova politica per la psichiatria deve prevedere l'incremento dei progetti
territoriali, anche a scapito degli investimenti più ingenti sulla
residenzialità, su cui s’è investito in questi anni, che tocca solo le patologie
gravi, mentre cresce l’emergenza per le patologie non acute». Ultima, ma non
meno importante, la partita sull'odontoiatria: il Pd prevede la predisposizione
di un fondo integrativo, a gestione pubblico/privata. «Oggi il 90% della spesa
odontoiatrica privata è costituita da pagamenti diretti interamente a carico
dell’assistito - spiega il gruppo regionale -. Vi è una forte disuguaglianza
nell’accesso alle cure dei denti: il 40% dei cittadini non è mai stato dal
dentista e chi vi accede lo fa solo in caso di emergenza»domenica, luglio 20, 2014
La riforma della sanità regionale secondo il Pd
Una sanità pubblica che si fondi sulla centralità della persona, sul
contrasto alle disuguaglianze, sulla continuità assistenziale, ma soprattutto su
una unica gestione delle competenze sociali e sanitarie: sono i punti
qualificanti della riforma della sanità lombarda proposta dal gruppo regionale
del Pd. L’ha spiegata lunedì scorso il consigliere Agostino Alloni, insieme ad
altri componenti del suo gruppo, in un incontro a Cremona. C'è la necessità di
«mettere più a sistema la sanità regionale», che è «ricca di potenzialità, ma
priva di una gestione adeguata». Si rileva inoltre la necessità di intrecciare
le politiche della sanità con quelle di altri settori, come ad esempio
l'ambiente o il sociale. «La cura del malato non può essere solo fatta in
ospedale – ha detto Agostino Alloni -. Per questo, proponiamo una direzione
divisa per province, o comunque per area vasta, che abbia competenza nel sociale
e nel sanitario e che non riguardi tutti gli ospedali, ma tutte gli enti
socio-sanitari del territorio». A questo proposito le Asl avranno un ruolo
strategico: diventeranno Asst (Aziende Socio Sanitarie Territoriali) e dovranno
gestire direttamente gli ospedali di riferimento, di territorio e i presidi di
comunità, le cure primarie, le cure intermedie, le prestazioni specialistiche e
ambulatoriali, i servizi territoriali: il tutto in raccordo con i Comuni, che
dovranno «contare di più nelle scelte strategiche». Inoltre dovrà esserci «un
unico assessorato regionale famiglia-sanità per ritornare all'integrazione tra
sanitario e socio-assistenziale», spiega ancora Alloni. Per il nostro
territorio, precisa Alloni, sarà fondamentale che i due ospedali di riferimento,
quello di Cremona e quello di Crema, abbiano un'importanza di pari livello. Il
consigliere si dichiara invece decisamente contrario «ad accorpamenti di
ospedali - come Cremona e Mantova, già ventilato in passato - fatti solo sulla
base della divisione geografica del territorio». Il sistema ospedaliero, secondo
il Pd, dovrà essere composto da tre reti: Rete ospedaliera (gestita direttamente
dalle Asst), Centri ad elevata intensità e complessità, Rete della ricerca e
della formazione. I criteri per la classificazione delle strutture ospedaliere
pubbliche e private accreditate terrà conto di bacino d’utenza, livello di
complessità e intensità della cura, presenza di strutture dedicate
all’emergenza, tipologia di specialità mediche, chirurgiche e di servizi di
supporto. La rete ospedaliera dovrà essere composta da ospedali di riferimento,
ospedali di territorio e presidi di comunità. In particolare, gli ospedali di
riferimento sono presidi ospedalieri ad alta intensità e complessità di cura,
hanno un bacino di utenza medio alto, sono dotati di Dea (Dipartimento emergenza
e urgenza) e vi sono presenti molteplici specialità. Sono dotati (o disponibili
in rete H24) di servizio di radiologia con Tac ed ecografia, laboratorio e
servizio immunotrasfusionale. Gli ospedali di territorio sono presidi
ospedalieri a media intensità di cura, hanno bacino di utenza medio, sono dotati
di Pronto soccorso, hanno un numero limitato di specialità, letti per subacuti e
servizio di pronta disponibilità H24 di radiologia, laboratorio ed emoteca.
Entrambe le strutture saranno gestite dalle Asst. I presidi di comunità sono
invece strutture a bassa intensità di cura, diffuse capillarmente su tutto il
territorio regionale, la cui missione «è quella di garantire appropriata
continuità assistenziale con le cure erogate dalle altre strutture del sistema
ospedaliero, superare l’attuale frammentazione fra i servizi territoriali e
assicurare il coordinamento con gli altri presidi della Rete ospedaliera »,
secondo la proposta Pd. Essi erogano prestazioni, sia in regime di ricovero
(posti letto per subacuti e post acuti), sia in regime ambulatoriale e di day
hospital. Si tratta di luoghi di integrazione e coordinamento territoriale: vi
convergono gli ambulatori dei medici di base e dei pediatri, gli ambulatori
specialistici e quelli di riabilitazione. Essi hanno lo scopo primario di
garantire continuità assistenziale al paziente. Ci sono poi i centri ad elevata
intensità e complessità, che prevedono un bacino d’utenza compreso tra 600.000 e
1.000.000 abitanti. Sono strutture dotate di un Dipartimento d'emergenza ad alta
specialità (Eas) e in esse sono concentrate le maggiori tecnologie e le equipe
specializzate per gli interventi con la più elevata intensità e complessità di
cura. Nella logica della riforma proposta dal Pd, il Sistema socio sanitario
regionale assume il processo di globalizzazione come scenario nel quale operare
e sviluppare opportunità di crescita delle competenze, di acquisizione di
risorse e di aumento di spazi di qualità, efficacia e universalità. I pazienti
saranno sempre più eterogenei e, alla luce delle nuove direttive europee, tale
servizio dovrà erogare prestazioni anche a cittadini residenti in altre nazioni,
con l’obiettivo di sviluppare competenze e tecnologie e rendere disponibili
maggiori risorse economiche. Altro punto focale sono le nomine, che con questo
sistema diventerebbero legate al merito e non più a scelte politiche. Il numero
dei dirigenti verrebbe ridotto. Fondamentale il tema della salute mentale: «Una
nuova politica per la psichiatria deve prevedere l'incremento dei progetti
territoriali, anche a scapito degli investimenti più ingenti sulla
residenzialità, su cui s’è investito in questi anni, che tocca solo le patologie
gravi, mentre cresce l’emergenza per le patologie non acute». Ultima, ma non
meno importante, la partita sull'odontoiatria: il Pd prevede la predisposizione
di un fondo integrativo, a gestione pubblico/privata. «Oggi il 90% della spesa
odontoiatrica privata è costituita da pagamenti diretti interamente a carico
dell’assistito - spiega il gruppo regionale -. Vi è una forte disuguaglianza
nell’accesso alle cure dei denti: il 40% dei cittadini non è mai stato dal
dentista e chi vi accede lo fa solo in caso di emergenza»Sottopassi, in via Brescia poco spazio per utenti deboli
Mentre i lavori in via Persico stanno quasi per finire, sono iniziati i
lavori propedeutici alla realizzazione del sottopasso di via Brescia, ossia lo
spostamento delle reti di acqua e del gas e, successivamente, la realizzazione
della rete telefonica. Ma c'è chi lancia un appello alla Giunta: niente
sottopasso per le auto in via Brescia. E' Beppe Carletti, politico di vecchia
data e padre dell'attuale consigliere comunale del Psi, a evidenziare a suo dire
«L'assurdità di quel progetto». In sostanza, dice Carletti, essendoci già quello
di via Persico, «che senso ha farne uno uguale in via Brescia, dove c'è anche il
problema del Cavo Cerca, che è molto vicino alla strada?». Secondo Carletti,
quindi, il traffico potrebbe essere convogliato tutto in via Persico,
limitandosi, in via Brescia, «a realizzare un sotto passo pedonale e
ciclopedonale. Anche perché questo comporterebbe di poter valorizzare Palazzo
Duemiglia e la chiesa di fronte, magari con una piazza». Questo anche alla luce
di un'analisi delle due direttrici: «Negli anni la via Persico sta diventando
sempre più portante, come dimostra il fatto che lungo quella tratta i paesi
hanno conosciuto un grande sviluppo, diventando quasi delle succursali di
Cremona, mentre quelli lungo la via Brescia non si sono affatto ingranditi.
Infine, per andare a Brescia esiste comunque l'alternativa dell'autostrada».
Un'ipotesi che ha trovato la condivisione dell'ex assessore all'ambiente
Francesco Bordi: «E' un'obiezione che a suo tempo avevo fatto anche in sede di
Giunta - evidenzia -. Le pendenze previste (10%) e lo spazio riservato agli
utenti deboli per l'attraversamento del sottopasso, sono in netto contrasto con
quanto previsto dalle normative attuali. Per inciso, se una persona scendesse
con la carrozzina e incrociasse una bicicletta che proviene dalla direzione
opposta, avrebbero delle difficoltà a passare. Meglio prevedere di far
transitare il traffico automobilistico per via Persico e riqualificare il
quartiere collegando cosi la futura ciclabile della via Brescia (Cremona-
Pozzaglio) al centro città». Intanto la Giunta comunale di Cremona ha fatto il
punto proprio venerdì pomeriggio sull'eliminazione dei passaggi a livello. I
lavori per la realizzazione del sottopasso di via Persico sono ormai stati
completati al 65%, e lo stesso per quanto riguarda il sovrappasso di S. Felice.
L'apertura del sottopasso di via Persico avverrà entro la prima metà del
prossimo mese di ottobre; entro ottobre sarà concluso anche il sovrappasso di
San Felice. Per la via Brescia, la conclusione dell'opera è prevista nella
primavera del 2015. Per quanto riguarda il progetto volto all'eliminazione del
passaggio a livello di via Brescia, la Giunta ricorda che «l'amministrazione
Perri, nel 2010 ha fatto una scelta: abbandonare il progetto preliminare di
sovrappasso ciclopedonale e scegliere un sottopasso viabilistico. Ad oggi il
progetto è nella fase esecutiva, anzi è già stato validato da un ente terzo,
quindi anche volendo tornare indietro non vi sono le possibilità per farlo e le
caratteristiche tecniche restano così confermate. Il progetto prevede un
sottopasso per i veicoli leggeri ed è previsto un collegamento ciclo-pedonale».
La Giunta ha anche preso visione delle possibili soluzioni viabilistiche. «I
progetti e i cantieri ad oggi sono inscindibili e legati l'uno all'altro per la
loro tempistica – sottolinea la Giunta - e, per ottenere il finanziamento, la
condizione è che i lavori fossero completati all'80% entro dicembre 2014. Siamo
consapevoli che a questo punto le uniche iniziative che possiamo adottare
riguardano la viabilità e il futuro dei quartieri S. Bernardo e l'ingresso al
quartiere Zaist. Per tale motivo, già a partire dalla prossima settimana ci
attiveremo per organizzare quanto prima un incontro pubblico, con la presenza
dei tecnici, per informare la cittadinanza e per individuare soluzioni
viabilistiche al più condivise ». Nel frattempo, dopo il sopralluogo effettuato
giovedì 17 luglio in via via Brescia dal dirigente del Settore Lavori Pubblici
Marco Pagliarini insieme ai tecnici di AEM, di Autostrade Centro Padane, di
Telecom e di altre società è stata definita la tempistica dei lavori di
spostamento dei sottoservizi, anche alla luce del rinvenimento di alcuni reperti
nei pressi del sagrato della chiesa di San Bernardo. Aem riprenderà i lavori
lunedì 21 luglio, lavori che si protrarranno sino al 4 agosto, così da
permettere la conclusione degli accertamenti in corso sui reperti rinvenuti. Il
cantiere di Aem interesserà il sagrato della chiesa di San Bernardo, con
conseguente restringimento della carreggiata, ed istituzione del senso unico di
marcia in via Brescia con direzione da periferia a centro città Telecom inizierà
il lunedì 21 luglio e e proseguirà il proprio intervento sino al 1° agosto
interessando a fasi di avanzamento la via Brescia, per cui sarà adottato lo
stesso provvedimento viabilistico: senso unico di marcia in ingresso alla città
su via Brescia nel tratto compreso tra via Cavo Cerca (incrocio escluso) e via
Francesco Soldi (incrocio escluso). Telecom riprenderà i lavori di sua
competenza dal 18 al 31 agosto, sempre con istituzione del senso unico in via
Brescia. Tra il 1° e il 12 settembre saranno interventi da un'altra compagnia
telefonica: in questo caso il traffico veicolare potrà procedere a doppio senso
sulla normale carreggiata , con una marginale deviazione nei pressi di
installazione del cantiere. Infine, dal 15 settembre e fino al 26 settembre,
Telecom porterà a termine l'intervento di propria competenza senza interruzioni
o modifiche alla viabilità sulla via Brescia.sabato, luglio 19, 2014
Per adesso il piatto piange
Se provassimo a scorrere un giornale di qualche settimana fa, a parte la
tragedia della guerra palestino-israeliana, per quanto riguarda la politica
italiana, non troveremmo titoli o commenti molto diversi da quelli di oggi. Il
“nuovo” senato, la “nuova” legge elettorale (ricordate? 37% uguale maggioranza
assoluta) … ma gli interventi in materia di economia sono ancora fermi alle
dichiarazioni di intenti. Certo, ci sono stati gli 80 euro, di cui pare non si
sia ancora trovata la completa copertura: e quella che c’è ha provocato altri
tagli agli enti locali, che a loro volta tagliano sui servizi, riducendo le
possibilità di guadagno di fornitori, ditte di manutenzione, cooperative di
servizi eccetera. L’altra misura è stata la prima parte della riforma del
lavoro, che non pare aver portato (magari, sarà ancora presto …) miglioramenti
nell’occupazione, anzi. Quindi, le realizzazioni del governo su cui scrivere
“fatto” sono davvero poche. Non siamo un Paese che accetta volentieri un
ragionamento churchilliano, fatto di promesse di “sangue, fatica, lacrime e
sudore”, anche perché abbiamo già molto dato, in questi anni (tutto sta, però,
nel vedere da chi sia composto questo “noi”); ma bisogna considerare quanto
possa essere controproducente, alla lunga, fare sfavillanti promesse, che non si
sa se potranno essere mantenute. “L’uomo solo al comando” ce la può fare quando
dispone di grandi risorse, per distribuire, contentare, ammansire: così più non
è. Lo potette fare Craxi, al prezzo di far precipitare l’Italia in una
situazione durissima (ricordate “e la nave va?” ma allora, non c’era la crisi
internazionale a togliere fiato e spazi). Prendiamo, per esempio, l’impegno a
sbloccare i debiti verso le imprese della Pubblica Amministrazione: mi risulta
che questi siano dovuti, in gran parte, al blocco imposto da quel moloch che è
il patto di stabilità interno (è come dire: anche se hai i soldi, magari pochi,
non li puoi comunque spendere). Se non si ricontratta questo, il problema si
gira su se stesso e il cane si morde la coda. Personalmente, mi interessano poco
i proclami: come altri, sto ancora aspettando azioni concrete e terapie per
rianimare nell'immediato la nostra economia. E il turbo lasciamolo alle auto, e
l’asfalto e gli asfaltatori, ai lavori pubblici. Insomma, questo Renzi, non mi
convince fino in fondo. E questo sarebbe male di poco: il problema è che non mi
fido. Ecco, l'ho detto! P.s. Berlusconi è innocente, almeno fino alla
Cassazione... buon per lui.
sabato, luglio 12, 2014
Un altro Lombardo in grigiorosso?
Tra i giovani seguiti dalla società c’è anche il figlio di Attilio, protagonista alla Cremo negli anni ’80

Una colonia di giovani talenti è pronta a vestire il grigiorosso. I primi due
nomi sono quelli di Radoslav Kirilov e Giacomo Venturi, rispettivamente
attaccante bulgaro e portiere, entrambi classe ’92. Kirilov arriva dal Chievo e
si presenta come il classico attaccante esterno “di manovra” (non vanta numeri
da bomber con le maglie di Rimini, Chievo, Lumezzane, Carpi e Venezia …), veloce
e scattante che ha all’attivo anche il debutto con la Nazionale Under 21
bulgara. Il faentino Venturi, invece, è un portiere di belle speranze ben
conosciuto da Simoni e Giammarioli, che lo hanno visto all’opera al Gubbio due
stagioni fa. Il suo cartellino è di proprietà del Bologna e il suo nome è
presenza costante nelle varie selezioni giovanili azzurre, dove viene apprezzata
la sua esplosività e la sua attitudine a cavarsela anche fuori dai pali, come
spesso viene chiesto ai portieri moderni. Due ottimi colpi dunque, a cui ne
seguiranno altri a breve. Qualora non dovesse andare in porto la pista che porta
a Daniele Moroni del Parma, per la mediana sembra ben avviata la trattativa che
porta a Mattia Lombardo, figlio dell’indimenticato Attilio. A differenza del
padre (è un esterno destro offensivo tutto sprint e corsa), il ragazzo classe
’95 è giocatore più tecnico e ricopre il ruolo di mediano basso, posizione che,
però, non gli impedisce di trovare la via del gol con una certa facilità e la
dimostrazione la si può tranquillamente trovare nei 10 gol messi a segno in 32
presenze con la maglia della Primavera doriana nella scorsa stagione, sotto
l'occhio vigile Enrico Chiesa. Restiamo in attesa dell’ufficialità, ma le
premesse per un “Lombardo-bis” ci sono tutte. Nelle ultime ore è trapelato anche
il nome di Stefano Morrone come possibile “chioccia” del centrocampo. L’ex
mediano di Palermo, Chievo, Livorno Parma (solo per citarne alcune…) potrebbe
arrivare sull’asse dei rapporti preferenziali presenti con il Parma che ne
detiene al momento il cartellino; sebbene l’ingaggio del giocatore non risulti
propriamente in linea con l’ottica ‘poca spesa, massima resa’ varata dalla nuova
gestione Simoni. STAFF TECNICO Il nuovo preparatore sarà Angelo Bozzetti, che ha
già lavorato a fianco di Montorfano nella stagione 2001- 2002 e rappresenta
senza dubbio un gradito ritorno in casa grigiorossa, dopo le esperienze
all’estero in Romania e Medio Oriente. Si va così a completare lo staff tecnico
che guiderà la squadra in Lega Pro unica. NEWS E’ stata, infine, ufficializzata
l’amichevole con il Modena, squadra di serie B e protagonista nell'ultima
stagione dei playoff della serie cadetta. L’amichevole sarà disputata giovedì 31
luglio alle ore 17 presso il Campo comunale “Lotta” di Fanano.
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Unione Sportiva Cremonese
«Nuovo sindaco, vecchia aria. E tutti chiusi negli uffici»
Intervista a Claudio Demicheli, ex assessore comunale: «Sono pronto a rientrare nella Lega Nord se cambia la dirigenza cittadina»
"Nel centrodestra è necessario un ricompattamento a livello nazionale, con l’individuazione di nuovi leader. Stesso discorso vale per il livello locale»
Già assessore della giunta Perri, Claudio Demicheli è pronto a contrastare
politicamente la nuova amministrazione, pur non tralasciando qualche critica
alla coalizione che non è riuscita a riconfermare il sindaco uscente alla guida
della città. come nel caso della Lega cremonese che, secondo l'ex assessore, «ha
sbagliato su tutti i fronti». Demicheli in particolare critica la dirigenza
cittadina: «E' un partito di poltrone e finché ciò non cambierà continuerà a
perdere credibilità, come dimostra il fatto che hanno quasi dimezzato i consensi
elettorali. A questo proposito ho mandato un corposo dossier a Milano, allegando
gli articoli che documentano la loro attività in questi mesi e come si sono
comportati in campagna elettorale. Ho ancora molti rapporti con militanti e
sostenitori e posso affermare con certezza che se da Milano decidessero di
azzerare l'attuale segreteria ci sarebbero un centinaio di sostenitori usciti
dal partito che rientrerebbero subito, me compreso. Non ho mai abbandonato la
tessera del partito, che ho sempre in tasca, anche se non l'ho fatta a Cremona».Accennava agli errori dell'amministrazione di Oreste Perri...
«L'amministrazione Perri ha fatto davvero molte cose, solo che non è stata in grado di comunicarle come si deve. Errore, peraltro, fatto anche in campagna elettorale, dove la comunicazione ha lasciato davvero a desiderare».
E ora, il centrodestra?
«Innanzitutto è necessario che vi sia un ricompattamento a livello nazionale, con l'individuazione di nuovi leader, come potrebbero essere personaggi del calibro di Tosi, Maroni o Cattaneo, che sappiano traghettare il centrodestra verso le prossime elezioni. Naturalmente anche a livello cittadino le cose devono cambiare e serve un leader forte, che oggi non esiste. Mi immagino una persona della società civile, meglio ancora se donna».
Parliamo dell'amministrazione attuale. Galimberti è sindaco da un mese. Prime valutazioni?
«E' presto per fare un'analisi approfondita, ma senza dubbio si può fare una valutazione su come ci si trovi di fronte di nuovo alla vecchia politica. La giunta è composta da vecchi politici navigati e nell'ufficio del sindaco sono tornati a gravitare i personaggi di un tempo, come Lodovico Ghelfi. Senza contare che ogni mattina nell'ufficio del sindaco si reca l'ex primo cittadino Paolo Bodini ... Sempre gli stessi uomini. E come al solito il Pd non premia chi ha preso più voti, come è accaduto per Santo Canale, ma gli uomini di partito. Un altro grande problema è quello della comunicazione verso l'esterno: nessun assessore rilascia dichiarazioni senza passare dall'ufficio stampa, non ricevono i cittadini ... se ne stanno chiusi nei loro uffici e basta. E' il ritorno della democrazia russa, dove nessuno deve vedere e sentire nulla. La trasparenza che era garantita dall'amministrazione Perri ora di certo non esiste più. Anche dal punto di vista amministrativo qualcosa non va: anche il fatto che abbiano dato ordine ai propri uffici di alienare i beni comunali non è un buon segno. Devono iniziare a trovare i soldi per rispettare tutti gli impegni che il Comune ha, dal contributo al Ponchielli a quello del Pareggiato. Così come mi risultano incomprensibili le dichiarazioni di Carletti in merito alla eliminazione dei passaggi a livello e al fatto che il cantiere di via Brescia non dovrebbe neppure iniziare, quando invece è un'opera già finanziata e approvata e non può certo esser stoppata. Insomma, manca la conoscenza amministrativa da parte degli stessi membri della coalizione».
Il suo ex collega assessore Bordi, ha attaccato Lgh per la questione dell'inceneritore. Lei cosa ne pensa?
«L'amministrazione Perri aveva realizzato un percorso condiviso, insieme alla Regione, per arrivare allo spegnimento, e si stava procedendo in quella direzione, incrementando la raccolta differenziata. Non è semplice confrontarsi con strutture che devono creare reddito».
Galimberti ha promesso che lo spegnerà entro tre anni... secondo lei è possibile?
«Credo che si possa arrivare alla chiusura tra i 3 e i 5 anni. Però ricordiamo che quell'impianto produce calore e reddito e che prima di spegnerlo bisogna trovare una valida alternativa per lo smaltimento di rifiuti». E Claudio Demicheli che farà ora, dopo l'esperienza di assessore?
«In questo momento mi godo le ferie. Per il "dopo" sto valutando diverse opzioni. Potrei rientrare ad Aem, ma solo se mi facessero un'offerta degna di nota. Per il resto sto valutando altre offerte di lavoro, presso uffici legali e vertenze in associazioni di categoria o nell'ambito del commercio. Dal punto di vista politico, porto avanti il lavoro della mia lista, che comunque ha raccolto quasi un migliaio di consensi. Come ho già detto ho ancora rapporti anche con la Lega nazionale, e una tessera in tasca. Non escludo che potrei rientrare, qualora cambiasse la dirigenza cittadina».
Un’estate incerta fino a fine luglio
Temperature sotto la media stagionale e frequenti precipitazioni hanno caratterizzato i primi mesi della bella stagione
L'Estate ha subito una battuta di arresto improvvisa proprio nel momento in
cui avrebbe dovuto fare più caldo, le temperature invece sono decisamente sotto
la media e una forte instabilità delle condizioni meteorologiche provoca
continui temporali, anche di notevole intensità. Chi già è partito per le
vacanze ora ha a che fare con pioggia, vento, temperature decisamente basse e
addirittura neve in montagna (ad esempio sul passo dello Stelvio). Come se non
bastasse, in alcune zone - come è accaduto qualche giorno fa a San Daniele Po -
si sono riversate vere e proprie bombe d'acqua, che hanno provocato danni e
allagamenti. Molti anche i danni alle coltivazioni soprattutto in Lombardia. Il
responsabile dell’imprevista ondata di maltempo che sta ritardando l'estate è il
cedimento dell’anticiclone delle Azzorre che finora non è riuscito a
consolidarsi come avrebbe dovuto. Di conseguenza l’arrivo di un flusso d’aria
più fresca dall’Oceano Atlantico settentrionale, in particolare dalle isole
britanniche, ha invaso la Francia, la Spagna e il centro Europa provocando le
perturbazioni per lo scontro con l’aria calda. L’anticiclone era stato
influenzato negativamente dall’indebolimento del monsone indiano il quale ha
risentito a sua volta dei primi effetti di El Niño, il fenomeno che riscalda le
acque dell’Oceano Pacifico e ora è alle sue prime battute. Ma a cosa è dovuta
questa situazione così anomala? lo spiega Giampaolo Minardi, meteorologo di Arpa
Lombardia. «Questa assenza del tipico caldo estivo, abbinata a una forte
piovosità, è dovuta ad una circolazione atmosferica piuttosto variabile,
caratterizzata da frequenti perturbazioni che si protraggono da alcune
settimane. Questo provoca i continui raffrescamenti e le piogge frequenti che
non permettono alle temperature di alzarsi e di tornare nella media stagionale
». Difficile trovare una causa generale a questo stato di cose: un'ipotesi
potrebbe essere quella del cambiamento climatico, tuttavia «è qualcosa che non
si può dire con certezza, in quanto il cambiamento climatico è comunque un
fenomeno graduale e che si può valutare solo nel tempo, come parametro
statistico. Di fatto continueranno ad esserci estati calde e altre meno. Quello
che si è potuto osservare dagli studi specifici effettuati è che nel corso degli
anni si sta verificando un innalzamento delle temperature minime e una maggior
frequenza dei violenti rovesci temporaleschi, pur non cambiando il quantitativo
annuo delle precipitazioni». Dunque in questi giorni la temperatura continuerà a
rimanere un pochino più bassa rispetto alla media stagionale di soli uno-due
gradi. «Il fine settimana sarà caratterizzato da una forte instabilità, con
almeno due passaggi perturbati, uno nella seconda metà del sabato e l'altro tra
la sera del sabato e la mattina della domenica. Nel corso della settimana,
dovremmo assistere a una stabilizzazione del bel tempo, con innalzamento delle
temperature e una riduzione delle precipitazioni. Questa stabilità sarà comunque
passeggera, in quanto nel corso di quella successiva le temperature potrebbero
riabbassarsi al di sotto della media stagionale, con un nuovo incremento delle
precipitazioni. Questa situazione potrebbe durare anche fino all'ultima
settimana di luglio».Dal ponte di barche a quello in ferro
Il primo vero collegamento di Cremona con la sponda piacentina arrivò nel 1862, ma la struttura che vediamo oggi risale al 1892
Le origini del Ponte sul Po si collocano nella storia più antica della città
di Cremona, che, espandendosi, già nel 1854 aveva iniziato ad avvicinarsi al
fiume, con la creazione della ‘Strada-Passeggio’ , che partiva dalla Porta del
Dazio verso sud-ovest (oggi viale Po). PRIMI COLLEGAMENTI: IL PONTE DI BARCHE
Come si legge nel sito "PiacenzAntica.it" - che fa riferimento ad un libro
pubblicato alcuni anni fa da Roberto Caccialanza - il primo vero collegamento
con la riva piacentina arrivò una decina di anni dopo, nell'agosto 1862, con la
realizzazione di un ponte di barche realizzato e gestito dalla Società Anonima,
costituita allo scopo da 18 cittadini cremonesi e piacentini con a capo il
presidente della Camera di Commercio di Cremona. Attraversando il ponte, si
raggiungeva Mezzano Chitantolo-Castelvetro. Fu un grande evento per il
territorio. Tuttavia, ci furono alcune polemiche, anche perché l’obbligo di
pagamento del pedaggio fu sentito come una limitazione al commercio e alla
libera circolazione delle persone. Inizialmente il ponte misurava 610 metri, che
salirono a 832 a causa dell’allargamento della sezione del fiume verso la sponda
di Cremona, che obbligò ad attraversare un isolotto con percorso sterrato. Nel
1868 il ponte di barche fu prolungato a 880 metri; nel 1875 ne misurava quasi
970 (due tratte separate da un percorso sterrato sull’isola Mezzadri). Le
ulteriori domande di prolungamento, inoltrate al Ministero dei Lavori Pubblici
alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, ottennero risposte negative. Fu
proprio in questo periodo che nacque l’idea di un ponte fisso sul fiume, anche
in considerazione dei problemi legati alla manutenzione di quello esistente e
dei continui mutamenti del corso del Po, che ne imponevano frequenti chiusure.
IL PRIMO PONTE Nel 1876 si decise di costruire una ferrovia fra Cremona e Borgo
S. Donnino (oggi Fidenza): a questo scopo, fu istituito un consorzio. I progetti
del 1878 (Comuni di Cremona, Borgo S. Donnino, Polesine, Zibello, Roccabianca e
altri) e del 1879 (Deputazione provinciale di Cremona), che prevedevano
l’edificazione del ponte in località Polesine, furono eliminati su richiesta del
deputato piacentino Ernesto Pasquali. Egli si prodigò per trovare una nuova
ubicazione, in accordo con le istituzioni cremonesi. La lgge n. 333 del 23
luglio 1881 conferì alle Province di Cremona e di Piacenza il diritto di avere
un ponte fisso sul Po, in congiungimento dei rispettivi tratti di Strada
Provinciale: in virtù di ciò, il Governo avrebbe concorso per metà della spesa
effettiva, le Province e il Consorzio per la ferrovia Cremona-Borgo San Donnino,
in diversa misura, per la parte rimanente. Dunque si procedette alla redazione
del progetto di massima e alle pratiche di richiesta dell’autorizzazione
ministeriale. Alla fine del 1884 si valutò che la relazione stilata nel febbraio
1882 dall’ingegnere del Genio Civile Sante Rapaccioli, approvata dal Consiglio
Superiore del Lavori Pubblici e già in fase di appalto, fosse ormai superata.
Dunque si studiò un nuovo progetto per abbinare al percorso destinato alla
viabilità ordinaria un’altro per la linea ferroviaria Cremona-Fidenza. La
concessione fu accordata con Decreto Reale del 28 luglio 1883. Nel febbraio 1886
l’Ufficio del Genio Civile di Cremona presentò il progetto del viadotto a doppio
uso, la cui ubicazione era stabilita a circa 400 metri a monte del vecchio ponte
in chiatte.
L’appalto venne assegnato il 29 ottobre 1886 alla ‘Società Nazionale
delle Officine di Savigliano’ (‘SNOS’); la consegna dei lavori ebbe luogo il
successivo 17 novembre. L’inizio dei lavori risale all’aprile 1887, con la
delimitazione dell’area destinata al cantiere e all’inizio dell’allestimento del
ponte di servizio. A causa di ritardi causati da varianti riconosciute
necessarie o utili, nonché da modifiche sopraggiunte nel regime del fiume a
seguito di piene straordinarie, il ponte non venne inaugurato nel 1890 - come
previsto nel contratto - ma due anni più tardi; il costo finale ammontò a
5.972.000 lire, compresa la costruzione dei due terrapieni d’accesso (da Cremona
e da Castelvetro) e lo spostamento del tratto finale dell’alveo del colatore
Riglio, che all’epoca si immetteva nel Po proprio dove avrebbe dovuto sorgere il
manufatto. L'INAUGURAZIONE, NEL 1892 L’inaugurazione, che si svolse il 20
settembre 1892, richiamò autorità e spettatori da molte città italiane ed ebbe
come ospite d’onore il ministro cremonese Francesco Genala (in rappresentanza
del Re), grande sostenitore dell’opera fin dagli inizi e personaggio
determinante a livello governativo per ottenerne la realizzazione. Le principali
vie cittadine, la Porta del Dazio, il viale Po e lo stesso ponte furono
addobbati a festa con decorazioni imponenti e di grande effetto. Tra il 17
settembre e il 2 ottobre furono organizzate importanti manifestazioni culturali,
sportive, nonché spettacoli: l’evento ebbe una eco sulla stampa nazionale e
internazionale, anche per il fatto che all’epoca il nuovo manufatto era, nel suo
genere, il più lungo d’Europa. I RITARDI BUROCRATICI Per motivi
tecnico-burocratici, la linea ferroviaria Cremona-Fidenza (e Cremona- Piacenza)
non entrò in servizio fino al 1906, quando tutto il percorso - essendo trascorsi
quattordici anni di inattività - dovette essere completamente ristrutturato.
L’anno successivo, a seguito di furibonde polemiche e pressioni, fu attivato il
primo impianto di illuminazione elettrica. Di lì a pochi mesi si sarebbe
verificata una delle maggiori alluvioni, seguita da quella del 1926 (che
tuttavia coinvolse Cremona solo marginalmente). Nel febbraio 1929 si
registrarono temperature polari, perciò il Po, alla pari di altri corsi d’acqua
grandi e piccoli, si ghiacciò. IL BOMBARDAMENTO Il ponte venne bombardato e la
sezione sul Po fu distrutta in seguito a varie incursioni che si succedettero
nel corso della II Guerra Mondiale, a partire dal 13 luglio 1944. Al termine del
conflitto, si procedette alla rimozione dei rottami e alla conseguente
ricostruzione delle parti abbattute, nonché al ripristino di quelle danneggiate,
ovvero quelle verso la sponda piacentina. Secondo tali informazioni si evince
perciò che il tratto del percorso stradale verso Castelvetro è ancora quello
originario dell’Ottocento: infatti all’interno del portale d’ingresso si possono
vedere ancora oggi le targhe commemorative apposte nel 1892 dalla “Società
Nazionale delle Officine di Savigliano”. ALLUVIONI E PIENE Agli eventi bellici
seguirono l’alluvione del 1951, la notevole piena del 1968 e gli interventi di
manutenzione, restauro e consolidamento degli anni Sessanta e Settanta. Risale
al maggio 1990 l’inaugurazione del nuovo ponte ferroviario costruito
parallelamente al viadotto ottocentesco cui è seguito lo smantellamento
dell’ormai obsoleta vecchia travata. Non vanno dimenticate le alluvioni record
del 1994 e del 2000, così come le ‘magre’ degli anni Duemila. Esigenze
improcrastinabili di sicurezza e manutenzione hanno reso necessaria la profonda
ristrutturazione dell’intero percorso stradale eseguito negli anni 2004-2005,
che ha permesso altresì di sostituire la vecchia passerella pedonale, stretta e
insicura, con una assai più ampia e comodamente ciclabile. D’altronde il
transito giornaliero, di circa 20.000 fra automobili e mezzi pesanti, su questo
manufatto progettato e costruito centoventi anni fa crea evidentemente problemi
statici che sono oggetto di studi continui.
Le origini del Ponte sul Po si collocano nella storia più antica della città
di Cremona, che, espandendosi, già nel 1854 aveva iniziato ad avvicinarsi al
fiume, con la creazione della ‘Strada-Passeggio’ , che partiva dalla Porta del
Dazio verso sud-ovest (oggi viale Po). PRIMI COLLEGAMENTI: IL PONTE DI BARCHE
Come si legge nel sito "PiacenzAntica.it" - che fa riferimento ad un libro
pubblicato alcuni anni fa da Roberto Caccialanza - il primo vero collegamento
con la riva piacentina arrivò una decina di anni dopo, nell'agosto 1862, con la
realizzazione di un ponte di barche realizzato e gestito dalla Società Anonima,
costituita allo scopo da 18 cittadini cremonesi e piacentini con a capo il
presidente della Camera di Commercio di Cremona. Attraversando il ponte, si
raggiungeva Mezzano Chitantolo-Castelvetro. Fu un grande evento per il
territorio. Tuttavia, ci furono alcune polemiche, anche perché l’obbligo di
pagamento del pedaggio fu sentito come una limitazione al commercio e alla
libera circolazione delle persone. Inizialmente il ponte misurava 610 metri, che
salirono a 832 a causa dell’allargamento della sezione del fiume verso la sponda
di Cremona, che obbligò ad attraversare un isolotto con percorso sterrato. Nel
1868 il ponte di barche fu prolungato a 880 metri; nel 1875 ne misurava quasi
970 (due tratte separate da un percorso sterrato sull’isola Mezzadri). Le
ulteriori domande di prolungamento, inoltrate al Ministero dei Lavori Pubblici
alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, ottennero risposte negative. Fu
proprio in questo periodo che nacque l’idea di un ponte fisso sul fiume, anche
in considerazione dei problemi legati alla manutenzione di quello esistente e
dei continui mutamenti del corso del Po, che ne imponevano frequenti chiusure.
IL PRIMO PONTE Nel 1876 si decise di costruire una ferrovia fra Cremona e Borgo
S. Donnino (oggi Fidenza): a questo scopo, fu istituito un consorzio. I progetti
del 1878 (Comuni di Cremona, Borgo S. Donnino, Polesine, Zibello, Roccabianca e
altri) e del 1879 (Deputazione provinciale di Cremona), che prevedevano
l’edificazione del ponte in località Polesine, furono eliminati su richiesta del
deputato piacentino Ernesto Pasquali. Egli si prodigò per trovare una nuova
ubicazione, in accordo con le istituzioni cremonesi. La lgge n. 333 del 23
luglio 1881 conferì alle Province di Cremona e di Piacenza il diritto di avere
un ponte fisso sul Po, in congiungimento dei rispettivi tratti di Strada
Provinciale: in virtù di ciò, il Governo avrebbe concorso per metà della spesa
effettiva, le Province e il Consorzio per la ferrovia Cremona-Borgo San Donnino,
in diversa misura, per la parte rimanente. Dunque si procedette alla redazione
del progetto di massima e alle pratiche di richiesta dell’autorizzazione
ministeriale. Alla fine del 1884 si valutò che la relazione stilata nel febbraio
1882 dall’ingegnere del Genio Civile Sante Rapaccioli, approvata dal Consiglio
Superiore del Lavori Pubblici e già in fase di appalto, fosse ormai superata.
Dunque si studiò un nuovo progetto per abbinare al percorso destinato alla
viabilità ordinaria un’altro per la linea ferroviaria Cremona-Fidenza. La
concessione fu accordata con Decreto Reale del 28 luglio 1883. Nel febbraio 1886
l’Ufficio del Genio Civile di Cremona presentò il progetto del viadotto a doppio
uso, la cui ubicazione era stabilita a circa 400 metri a monte del vecchio ponte
in chiatte.
L’appalto venne assegnato il 29 ottobre 1886 alla ‘Società Nazionale
delle Officine di Savigliano’ (‘SNOS’); la consegna dei lavori ebbe luogo il
successivo 17 novembre. L’inizio dei lavori risale all’aprile 1887, con la
delimitazione dell’area destinata al cantiere e all’inizio dell’allestimento del
ponte di servizio. A causa di ritardi causati da varianti riconosciute
necessarie o utili, nonché da modifiche sopraggiunte nel regime del fiume a
seguito di piene straordinarie, il ponte non venne inaugurato nel 1890 - come
previsto nel contratto - ma due anni più tardi; il costo finale ammontò a
5.972.000 lire, compresa la costruzione dei due terrapieni d’accesso (da Cremona
e da Castelvetro) e lo spostamento del tratto finale dell’alveo del colatore
Riglio, che all’epoca si immetteva nel Po proprio dove avrebbe dovuto sorgere il
manufatto. L'INAUGURAZIONE, NEL 1892 L’inaugurazione, che si svolse il 20
settembre 1892, richiamò autorità e spettatori da molte città italiane ed ebbe
come ospite d’onore il ministro cremonese Francesco Genala (in rappresentanza
del Re), grande sostenitore dell’opera fin dagli inizi e personaggio
determinante a livello governativo per ottenerne la realizzazione. Le principali
vie cittadine, la Porta del Dazio, il viale Po e lo stesso ponte furono
addobbati a festa con decorazioni imponenti e di grande effetto. Tra il 17
settembre e il 2 ottobre furono organizzate importanti manifestazioni culturali,
sportive, nonché spettacoli: l’evento ebbe una eco sulla stampa nazionale e
internazionale, anche per il fatto che all’epoca il nuovo manufatto era, nel suo
genere, il più lungo d’Europa. I RITARDI BUROCRATICI Per motivi
tecnico-burocratici, la linea ferroviaria Cremona-Fidenza (e Cremona- Piacenza)
non entrò in servizio fino al 1906, quando tutto il percorso - essendo trascorsi
quattordici anni di inattività - dovette essere completamente ristrutturato.
L’anno successivo, a seguito di furibonde polemiche e pressioni, fu attivato il
primo impianto di illuminazione elettrica. Di lì a pochi mesi si sarebbe
verificata una delle maggiori alluvioni, seguita da quella del 1926 (che
tuttavia coinvolse Cremona solo marginalmente). Nel febbraio 1929 si
registrarono temperature polari, perciò il Po, alla pari di altri corsi d’acqua
grandi e piccoli, si ghiacciò. IL BOMBARDAMENTO Il ponte venne bombardato e la
sezione sul Po fu distrutta in seguito a varie incursioni che si succedettero
nel corso della II Guerra Mondiale, a partire dal 13 luglio 1944. Al termine del
conflitto, si procedette alla rimozione dei rottami e alla conseguente
ricostruzione delle parti abbattute, nonché al ripristino di quelle danneggiate,
ovvero quelle verso la sponda piacentina. Secondo tali informazioni si evince
perciò che il tratto del percorso stradale verso Castelvetro è ancora quello
originario dell’Ottocento: infatti all’interno del portale d’ingresso si possono
vedere ancora oggi le targhe commemorative apposte nel 1892 dalla “Società
Nazionale delle Officine di Savigliano”. ALLUVIONI E PIENE Agli eventi bellici
seguirono l’alluvione del 1951, la notevole piena del 1968 e gli interventi di
manutenzione, restauro e consolidamento degli anni Sessanta e Settanta. Risale
al maggio 1990 l’inaugurazione del nuovo ponte ferroviario costruito
parallelamente al viadotto ottocentesco cui è seguito lo smantellamento
dell’ormai obsoleta vecchia travata. Non vanno dimenticate le alluvioni record
del 1994 e del 2000, così come le ‘magre’ degli anni Duemila. Esigenze
improcrastinabili di sicurezza e manutenzione hanno reso necessaria la profonda
ristrutturazione dell’intero percorso stradale eseguito negli anni 2004-2005,
che ha permesso altresì di sostituire la vecchia passerella pedonale, stretta e
insicura, con una assai più ampia e comodamente ciclabile. D’altronde il
transito giornaliero, di circa 20.000 fra automobili e mezzi pesanti, su questo
manufatto progettato e costruito centoventi anni fa crea evidentemente problemi
statici che sono oggetto di studi continui.
Come parli? Anzi, ma come scrivi?
Su un giornale di oggi leggo, in due articoli successivi: “blitz” delle forze
dell’ordine e “raid” di ladri in un negozio. Caspita, ha proprio ragione Guido
Ceronetti, scrittore fine, a dire che non se ne può più dei luoghi comuni. Lui
parte da “rimboccarsi le maniche”: già, è uno dei più “gettonati”. Gettonati? Ma
sì, quante volte viene usata questa parola? Macchè “gettonati”, verrebbe da
dire, mica siamo al jukebox! E via così luogocomuneggiando. Già, i ladri non si
limitano più a rubare o a rapinare: compiono un “raid”. Pensare che il termine è
puramente letterario, usato per la prima volta da Walter Scott: sì, proprio
l’autore di Ivanhoe. E che dire di “tenere nel mirino”? E “cala la scure”? E
(letta qualche giorno fa): “Negozi in centro, raffica di chiusure”. Raffica?
Modi violenti, vuoti, pressappochisti di parlare e di scrivere. Io faccio un
giornale, ma, mea culpa, anche noi non siamo esenti da responsabilità di questo
genere: è un linguaggio pervasivo, che rimbalza dalla TV, dalle cronache
politiche o calcistiche (verrebbe da dire: fa lo stesso). Immaginate una silloge
(scusate il “parolone”) di questo tipo: “scendere in campo per rimboccarsi le
maniche, perché il Paese ha bisogno di tutte le sinergie possibili, e per far
questo occorre rottamare i vecchi poteri, possibilmente asfaltandoli, perché c’è
un calo pauroso di fiducia, l’economia non tira e non possiamo permetterci
un’altra stangata fiscale, ma occorre lavorare, a trecentossenta gradi, per dare
un segnale forte”. Direbbe il buon Nanni Moretti: ma come parli? Ma come scrivi?
Eppure, nessuno, penso, se ne farebbe un problema: proprio perché siamo ormai
assuefatti, mitridatizzati, e anche un po’ indifferenti. Metonimia e metafora
sono modi del linguaggio che permettono di svilupparne la grande ricchezza, ma,
in caso di abuso, “si rischia l’overdose”. Vedete come viene facile il luogo
comune? E, tornando a Moretti: “le parole sono importanti. Chi parla male, pensa
male”. E chi scrive male è un po’ fannullone, come diceva la mia maestra.
Daniele Tamburini
sabato, luglio 05, 2014
La festa sugli spalti da noi è un miraggio di Fabio Varesi
E' qui la festa del calcio? No, purtroppo. Da tempo il movimento pallonaro
nostrano ha avuto un tracollo, acuito dall’immagine festosa dei Mondiali. E’ la
gioia che traspare dalle immagini degli stadi brasiliani ad imbruttire il nostro
calcio, più che la brutta figura della Nazionale di Prandelli. Del resto, anche
l’Inghilterra è andata subito a casa, ma il suo movimento è ai vertici mondiali
e gli impianti d’oltremanica, oltre ad essere autentici gioielli di
architettura, sono frequentati da famiglie felici. Da noi, invece, oltre a
segnalare i larghi vuoti sugli spalti, abbiamo dovuto incassare un altro morto
nei pressi di uno stadio, poche ore prima di una finale che doveva rappresentare
una festa del calcio. Non serviva il disastro azzurro in Brasile, per invocare
un’inversione di rotta, che probabilmente non arriverà neppure stavolta. Eppure
anche la Federazione inglese si è trovata nelle stesse condizioni a metà degli
anni ’80. La tragedia dell’Heysel ha rappresentato il punto di non ritorno del
football di sua maestà. Da allora tutto è cambiato: stadi rinnovati, società
modello a livello economico e soprattutto pugno durissimo contro la delinquenza
delle tifoserie. Un risultato ottenuto grazie all’intervento della politica e
soprattutto del primo ministro Margaret Thatcher. Da decenni i tifosi inglesi
non osano delinquere allo stadio, perché sanno che pagheranno a caro prezzo il
loro gesto. Da noi si avvicendano i governi a ritmo serrato, ma fino ad ora
siamo riusciti a partorire un innocuo Daspo, che non spaventa nessuno. Con tutti
i problemi che abbiamo, anche a livello calcistico, la più grande preoccupazione
è attaccare Prandelli, reo di aver accettato un altro incarico a pochi giorni
dalla disfatta brasiliana. Ciò significa che i vertici del calcio e delle
politica non ancora capito quali sono i mali del nostro movimento, che rischia
di perdere sempre più la gioia della partita. Da padre, sono solidale con chi si
rifiuta di accompagnare i propri bambini negli stadi italiani. E se le cose non
cambiano, saranno sempre di più coloro che la domenica decideranno di restare a
casa. Abbiamo toccato il fondo, ma si sa, in Italia al peggio non c’è mai
fine...Arco, la solidarietà fa centro
Con il bus solidale, grazie alla generosità degli sponsor, è stato possibile donare 10.000 euro
Venerdì 27 giugno presso Cascina Mancapane di Castelverde si è tenuta una cena benefica con 310 partecipanti
Il cuore grande di Cremona faceva capolino sul palco, presso la cascina
Mancapane di Castelverde, e dominava l’aia che ospitava centinaia di
partecipanti alla cena benefica a favore di Arco onlus. Un cuore grande che ha
permesso in poche settimane di raccogliere decine di migliaia di euro per la
ricerca oncologica. Ne servivano per la precisione 42.700, di euro, per centrare
l’obiettivo, che era quello di acquistare un software per favorire la
sperimentazione clinica nelle unità operative del reparto di Oncologia
dell’ospedale di Cremona, che ha uno dei più migliori centri in Italia per
diagnosi e cura delle patologie tumorali. Un centro all’avanguardia per un
territorio purtroppo tra i più colpiti dalla malattia in Italia. L’associazione
Arco onlus ha come scopo proprio la raccolta di fondi da destinare al
finanziamento della ricerca per la lotta alle malattie tumorali. I primi 6mila
circa sono stati raccolti grazie a due iniziative: la prima dei Rotary Club
Franciacorta, di Cremona e di Soncino, che hanno organizzato gare di golf, la
seconda di Confcommercio e Botteghe del Centro. Ad avvicinare l’obiettivo è
stata poi l’iniziativa di Immagina Pubblicità, che si occupa della vendita di
spazi pubblicitari a Cremona su diversi mezzi. Tra questi anche gli autobus di
linea. E qui è nata l’idea: perché non offrire spazi pubblicitari - in modo da
decorare completamente un'autobus che percorre le vie cittadine per un anno
intero - e il ricavato, detratte le spese, destinarlo ad una associazione
benemerita cittadina? All’inizio una scommessa, che è stata vinta in modo
inaspettato nelle proporzioni. L’utile è stato infatti calcolato in 10mila euro,
grazie alla risposta positiva delle tante aziende che, sollecitate
sull’opportunità solidale, non si sono tirate indietro. Arco si è poi affidata
alla nuova edizione della cena benefica in cascina, che ancora una volta non ha
tradito le attese, anzi è andata oltre. Circa 15.000 gli euro raccolti grazie
alla partecipazione di 310 cremonesi e non presenti presso la sede dell’azienda
agricola della famiglia Cabrini. Il traguardo è statio raggiunto grazie anche
alla lotteria benefica: i tanti tagliandi sono stati venduti in pochi minuti.
Per arrivare alla cfra necessaria di 42.700 euro mancavano ancora poco più di
10.000 euro, ma lo strumento è stato acquistato con una piccola rateizzazione.
La serata è stata assai piacevole. All’ingresso della cascina era parcheggiato
il bus solidale, con tutti gli inserzionisti in bella mostra. All’ingresso gli
eleganti ospiti erano accolti da un ricco antipasto, e aperitivi offerti da
commercianti cremonesi. A seguire la cena in cortile, di fronte al palco, sul
quale il gruppo teatrale Clan-Destini di Legnano ha proposto quattro brani
tratti dal musical “Moulin Rouge”. Tra un brano e l’altro una portata, e alla
fine un suggestivo spettacolo pirotecnico. Grande la soddisfazione non solo
degli ospiti, ma anche dei tanti volontari che hanno contribuito alla riuscita
della serata, baciata anche dal meteo favorevole.Cremona, un centro di grande prestigio
La soddisfazione per l’acquisto di uno strumento prezioso da parte del presidente Tedoldi e del dottor Generali
Arco onlus è un’associazione formata da medici, imprenditori e
professionisti. Il responsabile scientifico è il 39enne dottor Daniele Generali,
dirigente medico dell’Azienda Ospedaliera di Cremona, che è uno dei fondatori
nonché dotato di un curriculum di prim’ordine: tra master e specializzazioni ha
raggiunto una grande considerazione a livello internazionale, e proprio a
Castelverde è arrivato a serata in corso, proveniente dalla Francia: «Ero là –
afferma il dottor Generali – in quanto il centro di Cremona è uno dei principali
fautori di una pubblicazione apparsa su una importante rivista oncologica,
Lancet Oncology, e uno dei partner che ha fornito il maggior numero di dati.
Cremona ha un ruolo importante, data la notevole casistica analizzata, nella
ricerca delle cellule tumorali circolanti, grazie al progetto a suo tempo
finanziato da Banca Popolare di Cremona ». E veniamo alla bella serata della
cascina Mancapane: «Al confronto con le precedenti edizioni la gente è stata
ancor più generosa. Abbbiamo così potuto completare il recupero fondi per
l’acquisto di un software gestionale che consentirà alle unità operative di
gestire al meglio le sperimentazioni cliniche con nuovi farmaci. Per Arco era un
obiettivo importante, ed è stato bello vedere attorno a noi tanto consenso.
Anche l’adesione al bus solidale è stata sorprendente, credo abbia pagato la
chiarezza e trasparenza dei nostri progetti. D’altronde la nostra associazione
non è strutturata, è fatta da alcuni amici e dobbiamo metterci del nostro: da
hobby diventa quasi un lavoro. La soddisfazione però è grande: per la prima
volta una onlus gestisce il progetto non di un singolo reparto, ma fornisce uno
strumento per le varie unità. E’ stato bello anche vedere alla cena benefica
tanti pazienti: un’occasione di aggregazione per un obiettivo comune». Il
progetto concluso consentirà di potenziare un percorso su cui Cremona è già
all’avanguardia: la diagnosi precoce e la (eventualmente successiva)
chemioterapia ritagliata su misura sul paziente. Molto soddisfatto anche il
presidente dell'associazione Matteo Tedoldi: «Il bus solidale ha avuto un esito
decisamente positivo, tanto che probabilmente l’esperienza verrà replicata. Da
considerare che, al di là della somma raccolta, ha consentito di veicolare il
nostro messaggio solidale per 365 giorni. Anche il bilancio della cena è stato
notevole, d’altra parte ormai la gente ci chiama per sapere quando è la nuova
edizione. E’ un momento di solidarietà vissuto in un ambiente bello ma non
formale apprezzato, così come sono piaciuti gli spettacoli offerti». Un’altra
sottolineatura importante del presidente: «Arco onlus è certificato col bollino
etico-sociale, il che comporta che ci siano tre livelli di approvazione prima di
poter impiegare i soldi raccolti». Il gruppo professionale legato alle
certificazioni etico-sociali ha apprezzato talmente l’iniziativa che a sua volta
ha deciso di devolvere una percentuale delle future operazioni. Chiudiamo con un
doppio invito: in primis ribadiamo l'importanza di una diagnosi precoce, quindi
la prevenzione è fondamentale. Inoltre, ognuno di noi può destinare il 5 per
mille dell’Irpef ad Arco onlus indicando il codice fiscale 93048550193.
sabato, giugno 28, 2014
Spesa: supermercati a confronto
Abbiamo confrontato i costi, di alcuni prodotti di marca, in cinque supermercati: l’Ipercoop è risultato il più conveniente
per vedere le tabelle dei prezzi:
http://issuu.com/promedia/docs/pdf_sito_piccolo_26_7b374ed12f673b
http://issuu.com/promedia/docs/pdf_sito_piccolo_26_7b374ed12f673b
Quanto costa fare la spesa oggi? Quanto spendono i cremonesi per il proprio
sostentamento quotidiano? E soprattutto, dove si può spendere meno per
l'acquisto dei prodotti di fabbisogno quotidiano? Abbiamo fatto la spesa in
cinque supermercati di Cremona, abbiamo comprato ovviamente gli stessi prodotti
di marca, per poi mettere a confronto i prezzi, allo scopo di capire quale sia
il più conveniente. Per rendere il più possibile omogeneo il confronto in alcuni
casi abbiamo ponderato i prezzi. I prodotti scelti sono gli stessi che avevamo
scelto ben sei anni fa, in occasione della medesima rilevazione fatta nel maggio
del 2008: il nostro scopo, oltre a mettere a confronto i cinque supermercati su
una ipotetica piccola spesa, è anche quello di vedere concretamente di quanto
sono aumentati i prezzi di alcuni prodotti delle marche più conosciute. La prima
cosa che si nota, facendo un giro nei principali supermercati, è che negli
ultimi anni le offerte speciali si sono moltiplicate: per incentivare gli
acquisti, in momento di forte contrazione, è necessario puntare su sconti
particolarmente accattivanti. Per questo molti prodotti erano in offerta
speciale al momento della rilevazione: come nel caso della pasta Barilla
(spaghetti n° 5) che all’Iper di
Gadesco costa 1,08 euro al kg o come la passata
Pummarò Star che all’Ipercoop costa 0,88 euro, come pure la Coca Cola a 1,41
euro per la confezione da 1,5 litri + 250 ml in omaggio. I Ringo Pavesi erano in
offerta all’Italmark di via Dante. Mentre sempre all’Ipercoop l’olio Bertolli
Gentile è particolarmente scontato: lo si può acquistare a 3,29 euro. Il Kinder
colazione più è in offerta all’Iper a 2,15 euro, mentre i crakers del Mulino
Bianco sono in offerta sia all’Ipercoop sia all’Esselunga. Sempre all’Esselunga
c’è il prezzo più basso delle sottilette Kraft. Il bagno schiuma Felce Azzurra
Paglieri, invece, costa meno all’Iper: 1,20 euro la confezione. Per rendere il
confronto dei prezzi il più omogeneo possibile, abbiamo acquistato senza
utilizzare alcun tipo di tessera. Neppure quella dell’Ipercoop, che avrebbe
consentito un risparmio ulteriore del 30% sui prodotti di marca, per
l’operazione denominata "Scegli tu": nel nostro caso il 30% in meno ci avrebbe
consentito di risparmiare sui prodotti del Mulino Bianco, Kraft, Star e
Bertolli. Ma di quanto è aumentata la spesa rispetto a sei anni fa? Abbiamo
messo a confronto la stessa spesa fatta sei anni fa all'Ipercoop e all'Iper di
Gadesco e all'Esselunga: all’Ipercoop la stessa spesa costa circa il 14% in piu,
mentre all’Iper circa l'11% in più e all’Esselunga ancora il 14% in più. C'è da
dire che , purtroppo gli stipendi non sono aumentati in egual misura. Guardando
ai singoli prodotti, alcuni risultano diminuiti, forse anche grazie, come detto,
alle numerose offerte. E' il caso del bagnoschiuma Felce Azzurra, dello Shampoo
Garnier, degli spaghetti Barilla, dell'olio Bertolli.
L'INDAGINE REGIONALE
Secondo un’analisi effettuata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, che
prende in esame il “carrello della spesa” nei capoluoghi della Regione, del
resto, il carrello della spesa a Cremona è tra quelli che sono incrementati meno
nell'ultimo anno: si parla dello 0,3% per i beni di largo consumo, contro gli
1,2% della Lombardia. Il carrello della spesa, invece, è pari a -3,2% in meno
della media lombarda. Nelle altre province lombarde Bergamo è la città più
economica della Lombardia per il carrello della spesa (-6,7% rispetto alla media
lombarda), seguono Como, Mantova, Cremona e Lodi. Milano e Varese le più care
(rispettivamente +8,5% e +8,4% rispetto alla media regionale). Nell’ultimo anno,
i prezzi degli alimentari crescono di più a Varese (+4,5%) e a Lecco (+3,6%),
leggermente sopra la media lombarda anche Milano (+2,2%) e Monza (+1,4%).
Bergamo è l’unica città in cui diminuiscono i prezzi (-0,5%). Analizzando
singole voci, emerge però che sotto il Torrazzo una colazione costa più che nel
resto della Lombardia (2,44 euro, contro il 2,34 lombardo), mentre il pranzo in
pizzeria è tra quelli meno costosi (8,99 euro di media, contro il 9,46
lombardo). Guardando il dato medio lombardo, si evidenzia comunque un aumento
contenuto per il carrello della spesa delle famiglie: si tratta di circa 28 Euro
in meno nelle tasche delle famiglie lombarde. Sei mesi fa l’aumento si attestava
a +2,6%. Il risparmio è soprattutto alla cassa, se si sta attenti ai prodotti
acquistati. Setacciando, infatti, le offerte si può risparmiare dal 20% al 36%
mentre il ricorso alle promozioni nella grande distribuzione si mantiene intorno
ai massimi storici, vale a dire il 30% dei prodotti venduti. Rincari in
Lombardia anche per il costo dei servizi: le consumazioni al bar costano in
media l’1,3% in più rispetto allo scorso anno, mentre un pranzo in pizzeria
costa meno di 10 euro (+0,8% in un anno).
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Democratellum: un sistema elettorale che rispetta la nostra Costituzione
Il deputato cremonese pentastellato, Danilo Toninelli: «Abbiamo incontrato un Renzi poco disposto al dialogo»
Niente di conclusivo, a oggi, nel confronto apertosi tra Renzi e il Movimento
5 Stelle rispetto alla riforma elettorale: il "Democratellum" proposto dai
pentastellati, in contrapposizione all'"Italicum" del premier. Sullo sfondo, la
governabilità del Paese, ma con la necessaria garanzia di costituzionalità della
legge elettorale. All'incontro con il presidente del consiglio era presente
anche il deputato cremonese 5 Stelle Danilo Toninelli. «Ci siamo trovati di
fronte un Renzi borioso e dall'atteggiamento dominante, che però aveva capito
ben poco dei contenuti della nostra proposta - ha raccontato Toninelli. Egli
porta avanti il suo mantra, quello di avere un vincitore la sera stessa delle
elezioni, quando in realtà non è quello che determina o meno la governabilità
del Paese. L'Italicum da lui proposto potrebbe esser dichiarato
incostituzionale, e questo ci porterebbe a trovarci nella stessa situazione in
cui ci troviamo ora con il Porcellum. In sostanza la proposta di Renzi altro non
è che un Porcellum bis». E la vostra proposta? «La nostra proposta di legge
elettorale, votata da 230mila iscritti al Movimento, garantisce invece tutti i
principi elettorali, la governabilità e la garanzia per l'elettore di scegliere
i propri candidati. Ma per noi è soprattutto fondamentale la "pulizia" delle
liste elettorali, attraverso la preferenza negativa. L'Italia non si può
permettere di tornare indietro, né di rimanere in una crisi istituzionale per 8
anni a causa del Porcellum. Non è sufficiente per noi esprimere le preferenze a
favore, ma prevediamo nella nostra proposta anche una preferenza negativa. I
partiti sono così obbligati a monte a evitare di candidare persone
impresentabili. Il nostro progetto è contro il voto di scambio. Abbiamo
disgiunto la scheda del voto al partito dalla scheda della preferenza. Questo
significa che il cittadino avrà due schede su cui votare: una sarà dedicata alla
cancellazione dei nomi dei candidati che egli considera "impresentabili".
L'altra scheda sarà quella in cui poter invece esprimere la propria preferenza,
che può essere data anche ad un candidato di un partito diverso da quello
votato. In questo modo si garantisce costituzionalità e governabilità del
Paese». Cosa succederà ora? «Il premier si è detto disponibile a fare delle
proposte di modifica. Il nostro compito sarà quello di fargli capire che dalla
democrazia pubblicitaria a cui siamo abituati, bisogna passare ad una democrazia
di contenuti. Dire che il premier dovrà essere il "sindaco d'Italia" è una presa
in giro ai cittadini, in quanto i ruoli e i compiti sono completamente diversi.
Il sindaco ha un ruolo amministrativo, il parlamento ha un ruolo legislativo. Il
ruolo del Movimento 5 Stelle è fondamentale, in questo senso: dobbiamo alzare il
livello di consapevolezza della gente, facendo sì che possa distinguere le
promesse concrete dagli spot pubblicitari». Cosa vi aspettate dal secondo
incontro che avrete a breve con Renzi? «Nel secondo incontro è fondamentale che
vengano spiegate le proposte dell’uno e dell’altro. Non vogliamo dare degli
ultimatum, il nostro obiettivo è solo quello di fare una buona legge elettorale,
che non corra rischi di incostituzionalità. Tuttavia vogliamo fare una domanda
al Pd: per quale motivo si rifiuta di inserire le preferenze nella propria
proposta di legge? Se ci chiuderanno la porta in faccia per andare avanti con la
loro idea, avranno detto no ad una forza Democratica, continuando invece a fare
accordi con una forza collusa come Forza Italia. Quando Renzi incontra il M5S
gli incontri sono resi pubblici, si possono vedere in streaming. Quando incontra
Berlusconi, invece, lo fa nel buio delle loro stanze, senza farlo sapere e
soprattutto senza rendere noto quanto si dicono».
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Un’oasi per gli anziani nel cuore di Cremona
La nuova casa di riposo “Giovanni e Luciana Arvedi” è stata inaugurata sabato scorso alla presenza delle autorità cittadine
Soddisfazione del presidente Umberto Lonardi: «Ho voluto realizzare un sogno: una struttura che salvaguardi la dignità delle persone»
Solo tre anni per dar vita ad un progetto importante: la realizzazione della
Casa di riposo "Giovanni e Luciana Arvedi" di Cremona (ex La Pace). La
struttura, presentata ufficialmente alla città nella mattinata di sabato 21
giugno alla presenza del vescovo Lafranconi, delle maggiori autorità del
territorio e di molti cittadini, è nata grazie alla sinergia e alla volontà un
gruppo di soggetti: Giovanni Arvedi, che ha acquistato la struttura, donandola
alla Diocesi di Cremona; quest'ultima che, a sua volta, l’ha messa a
disposizione della Fondazione “La Pace onlus”, presieduta dal dottor Umberto
Lonardi e costituita nell’aprile del 2011 dalle case di riposo di Casalmorano,
Castelverde, Cingia de’ Botti e San Bassano, insieme alla “Società di mutuo
soccorso e previdenza tra i sacerdoti della diocesi di Cremona” e alla
Cooperativa “Armonia”. Dice il dottor Lonardi di avere accolto con entusiasmo il
compito assegnatogli, portando avanti l’obiettivo «di realizzare qualcosa che
consenta agli anziani di salvaguardare la propria dignità». La struttura nasce
per rispondere ad un concreto bisogno della nostra città. «In provincia di
Cremona, negli anni, si è creata una vera e propria specializzazione nella cura
e nell'assistenza all'anziano, tanto che vi è un numero di posti letto che è
superiore al numero di ultrasettantenni - evidenzia Lonardi. La città, al
contrario, risulta fortemente carente nell'offerta di posti disponibili,
situazione che impone a molti cremonesi di doversi rivolgere a strutture
esterne, con tutti disagi che ciò comporta dal punto di vista logistico. Il
recupero della Pace, pur non risolvendo completamente il problema, ha consentito
di incrementare la disponibilità di posti. Inoltre abbiamo recuperato una
struttura che è sempre stata un fiore all'occhiello per i cremonesi, proprio nel
cuore della città, ma che da anni era abbandonata». Tutto è stato possibile,
sottolinea Lonardi, grazie ad un benefattore: «Solo l'impegno e la volontà di
Giovanni Arvedi e di sua moglie Luciana ci hanno permesso di realizzare tutto
questo. Hanno risposto con entusiasmo ad ogni mia richiesta, impegnandosi
affinché il progetto riuscisse al meglio. Un elogio va anche al vescovo e al
vicario generale, che mi sono stati vicini, condividendo il mio sogno. Infine
voglio spendere una parola di elogio anche per gli enti fondatori, che ci hanno
consentito di essere contrattualizzati con i contributi regionali cedendoci
alcuni posti letto, che sarebbero toccati a loro. Questo ci consente di avere
una parte dei nostri posti letto con una retta a 52 euro giornaliere, contro i
92 della retta intera. Inoltre i fondatori, forti della loro pluriennale
esperienza, ci hanno permesso di partire con una marcia in più. Ringrazio anche
il direttore, Marina Generali, che è lo stesso di Cingia de Botti, struttura che
riceve costantemente elogi da parenti e da ricoverati per la sua efficienza e
per il comfort». La struttura è ora perfettamente funzionante dal 10 febbraio,
mentre da aprile è anche contrattualizzata con il Servizio sanitario nazionale.
«Possiamo accogliere 84 pazienti Rsa, di cui circa la metà gode del contributo
del Servizio sanitario nazionale. Abbiamo inoltre una seconda palazzina, che
accoglie 10 persone in comunità-alloggio per persone parzialmente
autosufficienti che usufruiscono di prestazioni alberghiere e di un piccolo
aiuto quotidiano; altre 10 persone sono invece ospitate in mini-alloggi
protetti: veri e propri appartamenti composti da camera da letto, servizi e
soggiorno con cucina. Il tutto è direttamente collegato alla struttura
sanitaria. Abbiamo poi il Centro diurno integrato, che ospita fino a un massimo
di 30 persone. Dunque, a regime la Casa potrà servire non meno di 130 anziani. I
dipendenti sono invece una sessantina». La struttura ha ancora a disposizione
una ventina di posti per solventi. La cerimonia di apertura ufficiale ha visto
la presenza di tutti gli ospiti, dei loro familiari e di molti cittadini. Molte
le autorità intervenute: oltre ai coniugi Arvedi, accompagnati dai loro
familiari, c’erano il sindaco Galimberti, la presidente del Tribunale Ines
Marini, il capo di gabinetto della Prefettura Boumont Bortone, il questore
Vincenzo Rossetto, il presidente della Provincia Massimiliano Salini, il
consigliere regionale Carlo Malvezzi, il direttore generale dell’Asl, Gilberto
Compagnoni e numerosi altri rappresentanti delle istituzioni. Fondamentale
l’apporto logistico dei volontari dell’Avulss cremonese, la benemerita
associazione che si occupa dell’assistenza dei malati che proprio nella casa di
riposo di via Massarotti avrà la sua sede operativa, insieme a quello dei membri
del “Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta”. La struttura è pensata
per essere dotata di ogni comfort e con tecnologia avanzate, che consentono una
cura completa dell'anziano: dalla doccia attrezzata alla palestra per la
riabilitazione. «Gli aspetti tecnologici sono stati curati dall'architetto
Massimiliano Beltrami e dall'ingegnere Claudio Brambilla, che hanno lavorato
senza risparmiarsi» evidenzia Lonardi. Grande cura anche all'aspetto alimentare:
i pasti verranno infatti preparati in cucine all'avanguardia, costruite nel
seminterrato della struttura, e gestite dalle Officine Culinarie. «La qualità
del pasto sarà molto alta perché è un momento importante per la vita
dell'anziano » evidenzia ancora il presidente. Un punto di orgoglio per la
struttura è la chiesa e in particolare il suo altare, scolpito dallo scultore
Ferraroni; ogni giorno alle 10 viene proposta una messa aperta a tutta la
cittadinanza, oltre che agli ospiti della struttura.
Volano gli stracci
Venti forti di burrasca, dopo la sconfitta. È avvenuto con la Nazionale di
calcio, e me ne dispiace molto. Sono quindi volati gli stracci dopo la disfatta
subita in Brasile: il presidente federale si è dimesso, l'allenatore si è
dimesso e i giocatori “anziani” ce l'hanno con i giovani che fanno i figurini.
Dalle nostre parti, volano gli stracci in casa della Lega, al punto che il
candidato sindaco Zagni si dimette da consigliere comunale e prontamente viene
accusato dai compagni di partito... come dire: dal momento che non puoi occupare
poltrone di prestigio, chi se ne importa della politica e del mettersi a
disposizione per servire la città. E poi ancora, ex leghisti contro leghisti,
Demicheli che attacca Carpani, tornando a rancori, ovviamente politici, delle
origini. Anche Perri, probabilmente, lascerà il consiglio comunale. Onestamente
nessuno lo immagina a capo dell'opposizione: un ruolo politico che non è nelle
sue corde. E volano gli stracci in Forza Italia, Nolli scrive che l'attuale
dirigenza deve andare a casa: il cerchio magico, lo chiama lui. Echi
idealistici? Non si sa, però si sa che non è andato alla riunione con Gelmini e
Toti. Ma, e qui si chiude il cerchio, anche se non magico, volano gli stracci
anche nel Pd: erano in cinque a contendersi la presidenza del Consiglio comunale
e, con vivida metafora, ci dicono che si stavano sbranando. Alla fine verrà
proposto l'ex sindaca di Isola Dovarese, Simona Pasquali. Mi pare che, in tutto
questo, non brilli l’astro luminoso dello spirito di servizio: piuttosto, la
ricerca di un posto al sole. Forse non sono proprio volati gli stracci, due
giorni fa, nel consiglio della Libera Agricoltori, editrice del giornale “La
Provincia”, ma certamente l'ambiente era surriscaldato. Si dice che non tornino
i conti: si sa, sono momenti duri. Per rimettere la macchina in carreggiata,
sono state prese decisioni importanti e forse dolorose, i cui effetti,
probabilmente, saranno visibili a settembre. Del resto, i mezzi di informazione
in generale, compresi quelli locali, stanno facendo tutti, ma proprio tutti,
molta fatica a far quadrare i bilanci. Ed io che sto pensando di crearne uno
nuovo? Mah...
Inceneritore, il pericolo dell’accumulo di sostanze tossiche
L'inceneritore di Cremona emette ogni giorno 1,5 milioni di metri cubi di
sostanze tra le più varie. Lo spiega Federico Balestreri, medico di Isde -
Medici per l'ambiente di Cremona. L'associazione da tempo manifesta la propria
contrarietà all'impianto, che, secondo Balestreri, "è durato già venti anni più
del dovuto. Del resto la nostra posizione coincide con quanto previsto dalla
normativa della Comunità europea, secondo cui entro il 2020 si devono
abbandonare inceneritori e discariche nella gestione dei rifiuti». La decisione
di ripristinare la linea 1, o peggio ancora, di fare un revamping «è
innanzitutto una scelta che va contro la tutela della salute, ma è anche
contraria alle decisioni della Comunità europea - evidenzia Balestreri -. Allo
stesso tempo rappresenta un vero e proprio suicidio economico, nonché la
dimostrazione di un'assoluta cecità di obiettivi. Invece di andare avanti, si
torna indietro. Ma l'inceneritore rappresenta prima e soprattutto un problema di
salute: «Esso emette sostanze riconosciute cancerogene: diossine e metalli
pesanti, che persistono nell'ambiente per anni - spiega il medico. Quindi, anche
se i quantitativi emessi in atmosfera sono a norma di legge, facendo un bilancio
di massa abbiamo un bioaccumulo. Ad esempio a Brescia - dove c'è un inceneritore
molto grande - si è fatta un'indagine sulla qualità dell'aria, ed è risultato un
quantitativo di diossine superiore di quello di Taranto, dove c’è sita l'Ilva.
Sostanze provenienti sicuramente dall'inceneritore, in quanto l'indagine è stata
fatta in agosto, quando le altre industrie sono chiuse». Gli effetti complessivi
che i venti anni di inceneritore avranno sulla salute dei cittadini si sapranno
con certezza tra un'altra ventina d'anni, come evidenzia Balestreri. «Inoltre,
anche una volta spento, le diossine hanno bisogno di un tempo di dimezzamento
pari a sette anni per l'ambiente e dodici per l'organismo umano». Secondo Isde,
la strada da intraprendere è un'altra. «Lo smaltimento dei rifiuti esige,
innanzi tutto, una seria politica delle “R”, come Razionalizzazione, Riduzione
della produzione, Raccolta differenziata, Riciclaggio, Riuso, Riparazione,
Recupero» evidenzia l'associazione. «Solo dopo aver attuato tutti i punti
precedenti, si potrà eventualmente valutare correttamente la migliore tecnica
impiantistica per lo smaltimento della frazione residua scelta tra i sistemi che
garantiscono meglio salute umana ed ambiente. Solo con questa politica, oltre a
ridurre i costi economici, si possono ottenere impatti ambientali e sanitari
inferiori a quelli prodotti dagli inceneritori e dalle discariche».
L'incenerimento dei rifiuti è, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa
dell'ambiente e della salute, sempre secondo i medici per l'ambiente. «E’
inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei
rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali) e
l'immissione sistematica e continua nell’atmosfera (di milioni di m3) di fumi,
polveri grossolane (pm10) e fini (pm2,5 , ovvero con diametri inferiori a 2.5
micron) costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti,
idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.)
estremamente pericolose, perché persistenti ed accumulabili negli organismi
viventi» evidenzia ancora l'associazione. «La combustione trasforma infatti
anche i rifiuti relativamente innocui, quali imballaggi e scarti di cibo, in
composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini,
ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi per la
neutralizzazione e lo stoccaggio». Gli effetti più devastanti di questi
inquinanti colpiscono le persone più fragili: malati, bambini, donne in
gravidanza, anziani. «Il rischio non è solo riferibile ad una maggiore incidenza
di tumori, ma anche ad altre problematiche quali: incremento dei ricoveri e
della mortalità per cause respiratorie e cardiocircolatorie, alterazioni
endocrine, immunitarie e neurologiche» evidenzia Isde. «Si ribadisce che in
problematiche così importanti e complesse devono sempre essere privilegiate le
scelte che si ispirano al principio di “precauzione”, alla tutela e salvaguardia
dell'ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future generazioni è
ad esso indissolubilmente legata, come le drammatiche esperienze su amianto,
benzene, piombo e polveri fini dovrebbero averci insegnato».
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lunedì, giugno 23, 2014
Inizia il regno di Filippo
Intervista ad ampio raggio con il nuovo sindaco Casalmaggiore, Bongiovanni
Tasi, in arrivo una batosta? «Non potremo farne a meno». Subito un incontro sulla sicurezza
di Vanni Raineri
Sembra ancora stanco, Filippo Bongiovanni. La campagna elettorale lo ha
stremato, e quella rincorsa che gli ha permesso di superare sul filo di lana
(per soli 51 voti) l’ex sindaco Silla sembra tutt’altro che una metafora. Non
c’è tempo per riposarsi o pensare alle ferie: subito al lavoro per formare la
squadra di governo, poi (ieri sera) il primo consiglio comunale, le polemiche
post elettorali con nemici, alleati o pseudo tali, i contatti con i dipendenti e
il ricco mondo dell’associazionismo casalese per entrare nei meccanismo del
nuovo incarico. Insomma giorni di duro lavoro, nei quali il neosindaco ritaglia
un’oretta per una prima intervista ad ampio raggio. Allora, partiamo dalla nuova
giunta, resa nota a metà settimana. Si partiva dal già annunciato vice sindaco,
nonché assessore ad Urbanistica, Lavori Pubblici e Viabilità, il 50enne Giovanni
Leoni, già nello stesso ruolo in Provincia. Gli altri assessori sono la 32enne
Pamela Carena (Cultura, Turismo e Politiche Giovanili), il 39enne Marco Poli
(Bilancio), il 52enne Gianfranco Salvatore (Servizi Sociali, Terzo Settore e
Commercio) e la 37enne Sara Valentini (Attività Produttive, Lavoro e
Istruzione).
«Abbiamo puntato su profili di valore ed esperti del settore. Alte
professionalità che non formano una squadra tecnica, ma politica con esperienze
tecniche. Leoni è una grande risorsa, dopo 10 anni da sindaco a Gussola e 5 da
assessore provinciale: anche per la sua professione conosce benissimo la
materia. Con lui risalta l’aspetto di Casalmaggiore capoluogo di un ampio
territorio che deve pianificare assieme i servizi». E subito una prima verifica:
giovedì pomeriggio Bongiovanni ha incontrato i sindaci dell’Unione Palvareta
Nova e della futura unione senza nome (l’odierna Municipia con Gussola,
Martignana e Torricella) per la partecipazione congiunta a un bando sulla
sicurezza, che riguarda videosorveglianza, varchi elettronici e altri aspetti.
Presenti anche i comandanti dei Carabinieri Spadano e della Polizia Municipale
Biffi. Tra gli incarichi spiccano nuove deleghe. «La principale novità è forse
quella del Lavoro: l’ho inserita perché dopo il riordino delle Province ancora
non si sa quale ente avrà la delega. Sin qui era compresa nei Servizi Sociali,
ma credo debba essere scollegata. Quanto al Commercio, la richiesta è venuta in
campagna elettorale e lo stesso assessore Salvatore è un commerciante».
Anche a
Casalmaggiore mettere d’accordo i commercianti non sembra facile.
«Lui farà da
filtro e punto di riferimento per le diverse istanze».
Un’altra delega riguarda
le frazioni, che di fatto le hanno consegnato l’incarico di sindaco. Una forma
di ringraziamento?
«Sulle frazioni ho in mente diverse cose, vedrete quali
attenzioni vi dedicheremo. Se i cittadini delle tante frazioni hanno risposto in
questo modo nelle elezioni evidentemente è perché prima si sono sentiti
abbandonati, probabilmente i consiglieri eletti non rispondevano alle loro
istanze».
Ancora da decidere la presidenza del Consiglio comunale, che
probabilmente andrà a Marco Micolo, diversi consiglieri avranno deleghe. Ad
esempio lo sport potrebbe andare a Giuseppe Scaglioni, che verrà ripescato in
Consiglio assieme a Silvia Tei e Fabio Boldrini dopo le dimissioni degli
assessori, previste dalle legge per i comuni con oltre 15000 abitanti.
Ma
veniamo ai due gruppi che di fatto, appoggiandola al ballottaggio, le hanno
consentito di vincere: il Listone di Rossi e il centro destra di Ferroni. I
primi hanno risposto “no grazie” all’offerta di un assessorato, i secondi lo
volevano, non l’hanno avuto e minacciano battaglia.
«Ci sono stati diversi
contatti nell’ottica di premiare i profili, Speravo che Rossi ci desse una mano
ma ha pensato di non accettare. Al Bilancio poi abbiamo trovato in Poli la
persona ideale. Quanto a Ferroni, gli ho proposto di occuparsi del Parco Golena
del Po e dei Bandi europei, temi che gli stanno da sempre a cuore. Penso che lì
possa essere valorizzato, e dal primo approccio mi è sembrato soddisfatto. Spero
davvero di collaborare con lui, ma anche di mantenere un buon rapporto con gli
amministratori uscenti: i passaggi delle consegne che stanno avvenendo nei vari
assessorati lo fanno sperare».
Tra i temi caldi, c’è quello della viabilità.
Silla aveva nel cassetto un progetto sulla rotatoria Lidl di minori dimensioni e
non perfettamente in asse come vorrebbero i regolamenti.
«Le strade provinciali
devono rispettare parametri e normative. C’è il tema di poter gestire a livello
comunale queste strade, vedremo».
La tanto attesa tangenziale est per alleviare
il traffico sull’Asolana in città?
«Garantiamo attenzione e ascolto, assieme a
Leoni, collaborando con Autocisa e le altre parti interessate. Vedremo».
Vedremo, vedremo, ma almeno mi dice cosa pensa degli speed check? Ogni tanto
qualcuno viene abbattuto, che non piaccia a tanti cittadini è comprensibile, ma
a lei?
«Credo che la prevenzione la si faccia pattugliando e utilizzando in
certi casi lo strumento idoneo per sanzionare. Per la verità, quei contenitori
lì non è che li veda di buon occhio».
Abbiamo già fatto un paio di accenni alla
sicurezza, sia per l’incontro coi sindaci che per le sanzioni sulla strada. Non
vi è dubbio che dopo la campagna elettorale le attese sul tema sono alte.
«Siamo
partiti subito col bando sulla nuova tecnologia. Le telecamere che ci sono non
funzionano, serve fare qualcosa e penso alle nuove tecnologie digitali. I
Carabinieri mi dicono che da qualche settimana i furti sono in diminuzione».
Accipicchia, ha fatto il miracolo in pochi giorni? O i ladri temono il nuovo
sceriffo?
«Per carità, è che vanno in ferie anche i ladri... Seriamente,
puntiamo molto sulla collaborazione con le forze dell’ordine ».
Si dice che
chiederà alla Polizia Municipale una maggiore presenza, soprattutto nelle ore
serali.
«D’estate già lo fanno, e anche i Carabinieri sono attivi in questo
senso. Anche queste sono cose da valutare assieme, certo la loro presenza
scoraggia i malintenzionati ».
Passiamo alla Cultura. Nel primo dibattito
pubblico criticò la spending review del suo predecessore dicendo che era
iniziata con l’assunzione del direttore del Teatro. Su questa base, crede che
sarà facile gestire i rapporti con Giuseppe Romanetti?
«Ribadisco che non avrei
fatto la scelta che ha fatto Silla, ma non credo che quanto detto pregiudichi il
rapporto: meglio parlar chiaro che alle spalle della gente, poi vedremo il
budget da assegnare. L’idea del programma resta quella di agganciare la cultura
al turismo, e garantisco che valutiamo anche progetti importanti legati
all’Expo. Già il 2 luglio verrà a Casalmaggiore l’assessore regionale al Turismo
Cristina Cappellini per un’analisi ad ampio raggio. Posso dire che ci sarà
spazio per le iniziative dei privati, che avranno le porte spalancate».
Capitolo
Tasi, tema ostico.
«Ci sono le prime proiezioni, ora si tratta di stabilire come
modulare le tariffe, sia per le prime case che per le seconde, colpite già
dall’Imu. Il bilancio già impostato ci concede pochi spazi di manovra, dal 2015
spero di dare più respiro ai cittadini».
Dica la verità, per qualcuno si profila
una batosta?
«Sì, purtroppo credo che non potremo farne a meno».
Le Fondazioni.
Già la settimana scorsa anticipammo le dimissioni di Stassano da Santa Chiara,
mentre al Busi c’è da sostituire il presidente Bini.
«Non ci sono novità. Per
Santa Chiara capiremo le professionalità per coprire gli incarichi. Lo stesso
vale per l’Azienda Farmaceutica. Sul Busi abbiamo le idee chiare, ma le
sveleremo più avanti».
Se le aspettative sono alte per garantire la sicurezza,
di pari passo ci sono i timori per un abbassamento della guardia sul tema della
povertà dilagante.
«Non ne faccio una questione di soldi. So che i casi di
disagio continuano ad aumentare, e i servizi sociali dovranno prendersi carico
di nuove situazioni. I prossimi sei mesi serviranno per monitorare il quadro
complessivo, poi faremo solo scelte politiche».
Chiudiamo con la sua
appartenenza alla Lega Nord. Lei è del 1980, ma ha già maturato importanti
esperienze politiche. Tra 5 anni avrà 39 anni e già alle spalle un mandato da
vice presidente della Provincia e uno da primo cittadino di un grande comune. E
i nuovi sindaci leghisti non sono poi tanti. Molti le accreditano un futuro
importante nel partito, considerata anche la sua immagine non proprio
aggressiva.
«Si dice che ci sia una Lega di governo e una di lotta. Io faccio
parte della prima, e voglio cambiare le cose “dall’interno”. In Provincia sono
capitato nei 5 anni peggiori, ma abbiamo fatto scelte forti. Nella Lega non sono
il segretario politico, sono a disposizione del partito, ma ora avrò a che fare
coi problemi di un sindaco».
In provincia non è che nel partito siano tutte rose
e fiori.
«Il commissario provinciale Mattia Capitanio è una persona eccezionale,
e qui mi ha lasciato carta bianca. Ora serve ricostruire la segreteria per avere
un rappresentante eletto. Ci sono problemi da superare, ma, ripeto, se serve
qualcosa sono qui a disposizione».
Tra pochi giorni a Casalmaggiore c'è la Fiera
di Piazza Spagna, prima uscita ufficiale di Filippo tra i suoi “sudditi”.
Filippo, Spagna, un regno. Ricorda qualcosa?
Una legge a tutela dei genitori separati
L’avvocato: «Iniziativa importante soprattutto per i padri che divorziano e che spesso finiscono ai limiti della povertà»
Le critiche: una normativa discriminatoria nei confronti delle coppie non sposate e dei figli naturali
Una nuova legge regionale arriva in aiuto di genitori separati e divorziati
con figli a carico. E giunge proprio in momento di crisi che colpisce in modo
particolare coloro che vivono situazioni familiari difficili: una fascia di
popolazione in condizioni di fragilità sociale che è in aumento. La norma è
stata approvata pochi giorni fa dal Consiglio regionale della Lombardia, e
prevede diverse agevolazioni per i genitori separati, come punteggi maggiori
nelle graduatorie per avere un alloggio pubblico, sostegni economici,
assistenza. «Si tratta di un'iniziativa molto importante, considerando il
periodo di grande difficoltà e crisi che il nostro Paese sta attraversando, che
in modo particolare colpisce proprio questa fascia della popolazione - evidenzia
l'avvocato Emilia Codignola -. La separazione ha dei risvolti economici non
indifferenti, soprattutto per i padri, che non a caso vengono considerati oggi i
nuovi poveri. Molti devono impiegare buona parte del proprio stipendio per le
spese di mantenimento dei figli. Inoltre l'abitazione della coppia viene
assegnata alla madre, così si trovano a dover trovare un'altra sistemazione in
affitto. Questo spesso li pone ai limiti della povertà». Vi sono delle
caratteristiche ben precise per poter accedere a queste agevolazioni. «La legge
è rivolta a coppie residenti in Lombardia da almeno cinque anni e che siano
separate legalmente da non più di tre anni - spiega ancora l'avvocato -. Devono
inoltre trovarsi in una situazione di disagio che sia documentato attraverso
l'attestazione Isee, con un reddito non superiore a 12mila euro. Per redditi
superiori si deve invece presentare una documentazione integrativa che attesti
l'effettiva situazione di difficoltà, come ad esempio l'attestazione di
disoccupazione o di cassa integrazione». Questo il contenuto dell a legge
regionale Saranno promossi protocolli d'intesa con gli enti locali e gli enti
pubblici e privati per la concessione di alloggi a canone agevolato in
prossimità del luogo di residenza dei figli o comunque nelle immediate
vicinanze; forme di locazione agevolato temporanea per un periodo massimo di
trentasei mesi; l’assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica in
via d’urgenza, in deroga alle graduatorie comunali. Per quanto riguarda il
sostegno economico sono previsti interventi di concessione temporanea di
contributi e di misure di credito agevolato finalizzati. Il fondo stanziato per
l’anno 2014 è di 4 milioni di euro. Il provvedimento prevede anche che la Giunta
presenti annualmente una relazione al Consiglio regionale. Approvato a larga
maggioranza anche un ordine del giorno che invita la Giunta, a un anno
dall’entrata in vigore della legge, a valutare compatibilmente con le risorse
disponibili l’estensione degli aiuti anche al genitore non coniugato. Come
accedere agli aiuti «Bisogna rivolgersi al Consultorio della propria Asl di
riferimento: con esso viene sottoscritto un patto di corresponsabilità - spiega
ancora Emilia Codignola -. Il sostengo è pari a 2.400 euro a testa, erogati in
tranche da 400 euro al mese». Le critiche La nuova legge non è stata esente
dalle critiche, come si è visto anche nello stesso consiglio regionale, dove
sono state sollevate due pregiudiziali, dal gruppo consiliare del Pd (Marco
Carra) e quello del Movimento 5 Stelle (Paola Macchi), con le quali si
evidenziavano “dubbi di costituzionalità” per l’esclusione dal provvedimento
delle coppie di fatto e perché in esso è anche previsto il criterio dei cinque
anni di residenzialità per accedere ai contributi. Marco Carra ha parlato di
provvedimento “discriminatorio” perché nell’escludere dalla legge le coppie di
fatto con figli si “è andati a togliere dignità a molti lombardi . Non è una
legge sulla famiglia ma una legge di aiuti alla genitorialità. Una società che
cambia ha bisogno di strumenti nuovi per affrontare le realtà nascenti ma questo
provvedimento utilizza ancora strumenti vecchi”. Concetto ribadito anche da
Umberto Ambrosoli del Patto Civico : “Si poteva fare – ha detto- una scelta
coraggiosa, una scelta di laicità e di imparzialità, da indicare al Paese.
Invece, calpestando il buon senso e utilizzando l'unico criterio dell'ideologia,
è stata approvata una pessima legge, tutta ideologica e fonte di diseguaglianza
“. Per la Vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi il “provvedimento
è sbagliato e inutile, pieno di accanimento ideologico come dimostra il fatto di
avere inserito la residenzialità nonostante si sappia che già con i paletti
attuali nessun immigrato potrà beneficiare degli aiuti”. Per Paola Macchi del
Movimento 5 Stelle “si è persa l’occasione per dare una vera e propria risposta,
senza distinguere tra genitori di serie A e di serie B”. «Le critiche pervenute
da più parti accusano questa legge di non tenere conto delle coppie di fatto, a
fronte del dato secondo cui nel 2013 le convivenze hanno superato i matrimoni.
Inoltre il 40% dei minori lombardi è figlio di coppie di fatto: questo significa
che questa legge mette su piani diversi i figli legittimi e quelli naturali, in
controtendenza con la legge nazionale del dicembre 2013, che ne equiparava i
diritti. Altro problema è il requisito dei 5 minimi anni di residenza su
territorio lombardo: esso va infatti contro due sentenze della Corte
costituzionale secondo le quali mettere dei paletti sul periodo di residenza
rappresenta una discriminante».domenica, giugno 22, 2014
Via Dante, un nodo da risolvere
L’architetto Terzi: «L’arteria è di vitale importanza per lo sviluppo cittadino “orizzontale” ma rimangono alcune criticità»
Il nodo “Via Dante”, di cui abbiamo già parlato su queste colonne nello
scorso numero, è uno dei temi “caldi” che attendono sul tavolo la neo-insediata
Giunta, guidata dal primo cittadino Gianluca Galimberti. Un nodo che è
ulteriormente perfettibile ma che, per essere analizzato, compreso, e risolto,
necessita di essere interpretato in maniera organica, interrelandolo alla rete
generale della viabilità cittadina attraverso un’analisi sistemica e non
riduzionistica. Ne abbiamo parlato con l’architetto Massimo Terzi, assessore
all'Urbanistica e Lavori Pubblici del Comune di Cremona dal 1995 al 1999 e
Assessore alla Promozione, Sviluppo, Gestione Territorio e Qualità Urbana (dal
1999 al 2001). Nel corso di questi mandati ha coordinato e condotto all’adozione
la stesura della Variante Generale del P.r.g. Architetto, il sistema Via Dante –
Viale Trento Trieste è senz’altro un argomento che Le è caro... «Assolutamente
sì. Sono stato sempre favorevole a quel sistema, che venne già pensato dalla
giunta Bodini e iniziato durante il mandato di Corada. Purtroppo, a mio avviso,
è un tema sul quale a Cremona ci si interroga poco e, d’altra parte,
l’operazione fatta a suo tempo non è stata capita». Un’operazione nella quale,
all’inzio del decennio scorso, Lei era impegnato in prima persona
«Sostanzialmente allora stavo realizzando con la giunta Bodini il Piano
Regolatore, che era stato pensato secondo un concetto di mobilità complessivo,
dal quale derivava anche il sistema Via Dante – Viale Trento Trieste. Partiamo
dal presupposto che oggi le città non si orientano più sul modello radiocentrico
ma secondo un sistema che mette in risalto l’elemento geografico più importante.
Nel caso di Cremona, questo elemento fortemente caratterizzante è rappresentato
dal Parco del Po: una grande risorsa per la città perché contribuisce
all’equilibrio del bilancio bio-ecologico e tempera la canicola di una città
compatta e densamente cementificata». Quindi sia il Terzo Ponte, sia la
cosiddetta Strada Sud andrebbero a contraddire questo modello «A partire da
questo contesto, io sono contrario realizzazione della strada sud, che
completerebbe il modello radiocentrico, così come alla collocazione del Terzo
Ponte laddove è stata pensata (a Cavatigozzi). Proprio perché una parte di
ambiente ancora salvaguardato e interessante è proprio lungo il Po, io sono
favorevole invece alla viabilità di scorrimento veloce secondo le direzioni
est-ovest e estsudovest, attraverso l’autostrada, la quale, per inciso,
“liberalizzata” nel tratto Cremona-Castelvetro fungerebbe da raccordo togliendo
il bisogno di qualsiasi strada Sud. La Sua idea quindi prende le mosse dallo
sviluppo orizzontale della città? «In questi ultimi anni la città si è
modificata, spostando lentamente la sua centralità a settentrione, verso via
Dante (insieme a parte delle sue funzioni commerciali e direzionali), facendo
assumere all’organizzazione urbana un “assetto lineare”, di memoria
“LeCorbuseriana”, ossia da oriente a occidente, dal casello dell’autostrada fino
al Porto Canale. Questo modello imporrebbe un traffico di scorrimento veloce a
settentrione, poi sempre meno rapido sino a diventare ciclabile e pedonale nei
quartieri meridionali (quelli aperti verso la zona geografica a forte
caratterizzazione). Il mio modello quindi un modello di città in cui il traffico
di scorrimento, che si orienta su una direttiva orizzontale, è veloce a
settentrione (comprendendo quindi anche il sistema Via Dante – Viale Trento
Trieste), diminuendo gradualmente d’intensità man mano che si scende nei
quartieri meridionali della zona Po, dove piste ciclabili e pedonali
fungerebbero da raccordo con le aree verdi golenali. Questo sistema orizzontale
è l’elemento fondante, che ho sempre sostenuto in giunta quand’ero assessore per
la sua peculiarità di essere tangente al centro storico di orientarsi su due
sensi. Così, a mio avviso, realizzerebbe una città più godibile». In questo
quadro, come si può analizzare i problemi di via Dante e viale Trento Trieste?
«In generale mi sembra di poter dire che il sistema funziona, anche se è, però,
da perfezionare. Per dare un giudizio più dettagliato, servirebbero delle
analisi origine-destinazione sul traffico (che ha il Comune). Di positivo c’è da
considerare uno snellimento del traffico, la riduzione dell’incidentalità e
l’aumento dei parcheggi, che però devono essere razionalizzati e abbelliti, con
particolare riferimento proprio a via Dante. Ci sono comunque elementi critici
che sono facilmente riscontrabili. Anzitutto, l’onda verde è troppo veloce e
questo rende difficile e pericoloso l’attraversamento dei due tratti stradali,
con l’inconveniente di non facilitare le connessioni tra i quartieri che sono in
fregio alla ferrovia e il centro storico. Un’altra criticità è determinata dai
percorsi ciclabili che non sono ben risolti, specialmente in via Dante, dove
manca una sufficiente protezione assieme ad una frequente commistione tra
ciclabilità e pedonalità. Si è poi provveduto poco all’isolamento acustico,
soprattutto su via Dante dove mancano le essenze arboree. Altro nodo,
difficilissimo da risolvere, s’incontra nella svolta del traffico proveniente da
via Dante verso S. Luca, che incrocia la svolta che da via Ghinaglia porta a S.
Luca: quello svincolo non è per nulla sicuro. Come non è sicura neppure, a Porta
Venezia, la svolta proveniente da S. Michele che s’immette in piazza Libertà
(quasi davanti all’Hotel Continental, ndr). Il mio giudizio è quindi positivo
nella misura in cui si ha presente un disegno di città. Ritengo quindi corretto
ricercare le giustificazioni in un ambito più ampio e complessivo, valutandone
le conseguenze in una logica di modello di mobilità urbana che coincide con
l’idea a cui, come utenti, sarebbe auspicabile aspirare, per avere una città più
vivibile».
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